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La tregua in Siria sembra reggere nelle aree interessate, tanto che il presidente Bashar al Assad, sostenuto da Russia e Iran, apre agli insorti che intendono arrendersi, affermando di essere pronto a concedere loro un'amnistia.

Da Israele però il ministro della difesa Moshe Yaalon accusa Damasco di aver fatto uso di armi chimiche contro aree fuori dal controllo del governo anche nei giorni successivi all'entrata in vigore della sospensione delle ostilità. E dalle zone controllate dall'Isis giunge la notizia di una nuova esecuzione, quella di otto cittadini olandesi arruolatisi nelle file dello Stato Islamico e puniti per aver cercato di disertare.

Sul fronte diplomatico, l'ufficio dell'inviato speciale Onu per la Siria Staffan De Mistura ha informato che il 9 marzo governo e opposizioni siriane saranno convocate a Ginevra per un nuovo tentativo di avviare colloqui indiretti.

Assad ha ribadito che intende rispettare la tregua in corso per altri dieci giorni. "Faremo la nostra parte perché il tutto funzioni", ha detto ai media. E agli insorti ha offerto un'amnistia "senza limiti". "Depongano semplicemente le armi e potranno tornare a una vita normale", ha detto usando la stessa espressione contenuta nei volantini che vengono sganciati dagli aerei militari sulle località controllate dagli insorti. Qui si distingue tra "terroristi che saranno annientati" e "chi intende tornare tra le braccia della Patria", ovvero arrendersi.

Sul terreno le violenze non si sono fermate, ma il numero di morti, secondo l'Osservatorio per i diritti umani in Siria, è diminuito di più di due terzi rispetto al periodo precedente all'inizio della tregua.

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SDA-ATS