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Siria: centinaia migliaia in piazza, vittime a Damasco

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 luglio 2011 - 21:09
(Keystone-ATS)

Venerdì di proteste e sangue in diverse città della Siria dove centinaia di migliaia di manifestanti sono scesi nuovamente in piazza per protestare contro il regime di Bashar al Assad. Le forze di sicurezza hanno usato anche questa volta il pugno di ferro, sparando sui dimostranti. Il bilancio, secondo quanto denunciato dagli attivisti dell'opposizione siriana, è di 16 vittime, due delle quali registrate anche a Damasco.

Preannunciate dalla pagina Facebook 'La Rivoluzione siriana del 2011', le proteste hanno fatto appello a non aprire "nessun dialogo" con il governo e hanno avuto luogo in diverse città del Paese, da Homs (centro) a Deir Ezzor (est) fino a Hama, la città ribelle assediata da giorni dalle forze di sicurezza. Lì, secondo la Lega siriana per i diritti umani "oltre 450 mila persone" sono scese nella centrale piazza Al Assi e nelle strade adiacenti "per chiedere la caduta del regime del presidente al Assad". Ma la città ribelle siriana ha innescato anche un caso diplomatico tra Stati Uniti e Siria. Ieri infatti l'ambasciatore statunitense in Siria Robert Ford ha deciso di recarsi ad Hama per assistere al venerdì di proteste e "stabilire contatti" con l'opposizione. "Noi vogliamo sapere chi sono queste persone, a quale genere di processo politico e di futuro per il loro Paese aspirano", aveva spiegato una fonte americana coperta da anonimato. E il diplomatico, secondo alcuni video che circolano in queste ore su Youtube, è stato accolto da una folla festante che ha salutato la sua auto che passava tra la folla agitando rami d'ulivo.

L'iniziativa ha trovato il sostegno del "collega" francese Eric Chevallier, giunto a Hama "per testimoniare l'impegno della Francia al fianco delle vittime" della repressione ma ha suscitato la collera del governo siriano, che ha accusato gli Usa di "implicazioni" nelle proteste anti-regime. Secondo il ministero degli Esteri di Damasco, l'arrivo di Ford è "una chiara prova del coinvolgimento degli Usa negli avvenimenti in corso, e del loro tentativo di incitare a far salire (la tensione)". Il ministero dell'Interno ha invece accusato Ford di aver incontrato "sabotatori" e di averli "incitati a manifestare" contro il regime.

In serata, è arrivata la pronta risposta di Dipartimento di Stato Usa, che si è detto "costernato" per la reazione di Damasco all'iniziativa dell'ambasciatore. Che, al termine del venerdì di proteste, ha sottolineato come "i manifestanti siano pacifici e non armati", in contrasto quindi con le versioni ripetutamente divulgate dal regime.

E in questo venerdì di proteste, non sono mancate le vittime. Secondo la Bbc in totale sarebbero 16. "Almeno 5 persone sono state uccise dalle forze di sicurezza che hanno aperto il fuoco sui dimostranti", mentre altri due attivisti sono stati uccisi nel quartiere Midan della capitale, ha indicato la Lega siriana per i diritti umani. E l'Osservatorio siriano per i diritti dell'uomo ha infine denunciato l'uccisione di sei manifestanti a Dmeir, nei pressi di Damasco.

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