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Rafforzata la sua posizione militare in Siria dopo oltre un mese di raid aerei a difesa delle forze governative, la Russia propone ora un piano per risolvere a proprio favore il conflitto in corso da quattro anni e proteggere i suoi interessi nel Mediterraneo.

Tra un settimana il piano russo, reso noto oggi dalla stampa panaraba, potrebbe essere al centro del prossimo round di negoziati - che potrebbe tenersi a Ginevra o a Vienna - tra i principali attori coinvolti nel conflitto.

Anche di questo hanno parlato oggi in una conversazione telefonica i capi delle diplomazie di Usa e Russia, John Kerry e Serghiei Lavrov. Il testo del piano, diffuso dalla stampa panarabo-saudita, prevede tra l'altro che il presidente siriano Bashar al Assad non si candidi alle eventuali prossime elezioni presidenziali, ma che il diritto alla candidatura non sia precluso a un suo parente o a un altro esponente del regime.

Si tratta di un nodo molto delicato: per gli esponenti governativi e i loro alleati regionali la continuità alla presidenza di Assad non è negoziabile. Per i loro rivali, tra cui i sauditi, è invece la precondizione per avviare la transizione. Anche per questo, il piano sarebbe dovuto rimanere segreto, afferma il giornale, ma nelle ultime 24 ore i media russi ne avevano già dato notizia.

Per Mosca, diffondere l'idea che Assad potrebbe lasciare il posto potrebbe far perdere consenso al raìs da parte di quel che resta delle forze armate e dell'apparato di sicurezza. Un rischio che ora Mosca non vuole certo correre. I nove punti prevedono inoltre che le parti coinvolte nei bombardamenti aerei - in primis Russia e Usa - decidano che chi rifiuta la "soluzione politica" russa venga inserito tra gli obiettivi da eliminare.

In effetti, Mosca chiede che prima di aprire un tavolo di negoziazione siriano-siriano, vengano fatti fuori gli attori scomodi alla Russia stessa. Il piano prevede infatti l'avvio di una conferenza di dialogo tra regime, insorti, oppositori in esilio e in patria. Questo prevederà un'amnistia generale e la liberazione dei detenuti politici, elezioni presidenziali, formazione di un governo di unità nazionale composto da regime e opposizioni.

In tal contesto, bisognerà trovare - secondo il piano - una formula per far confluire nell'esercito governativo le milizie lealiste e quelle degli insorti. La Russia si impegna anche ad assicurare un'amnistia generale per gli oppositori in esilio e per quelli che hanno preso le armi. Ma in cambio le opposizioni si impegnano a non perseguire Assad e il suo regime né in patria né all'estero. Il regime e le opposizioni dovranno congelare il conflitto lungo le linee del fronte e togliere l'assedio alle località attualmente circondate. I Paesi che armano le opposizioni devono cessare il loro sostegno, mentre la Russia conserverà invece le sue basi militari "in rispetto alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu".

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SDA-ATS