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Siria: Damasco annuncia cessate fuoco, ma non ritiro truppe

Questo contenuto è stato pubblicato il 11 aprile 2012 - 21:37
(Keystone-ATS)

Sconfitti i terroristi, ripreso il controllo del territorio, il regime siriano è pronto da domattina a cessare il fuoco. Ma non a ritirare le truppe, che rimangono in allerta e pronte a difendere la nazione in caso di nuovi attacchi da parte dei "gruppi armati pagati e armati dall'estero".

A poche ore dalla seconda scadenza, domattina alle sei, del piano elaborato dall'inviato speciale dell'ONU, Kofi Annan, Damasco dichiara così vittoria contro il complotto straniero, e sembra prepararsi ad attribuire ai terroristi stranieri la responsabilità di nuove violenze, mentre le sue forze hanno continuato per tutta la giornata a bombardare roccaforti della resistenza anti-regime.

Da Teheran, Annan si dice ottimista: "Se tutti rispetteranno il piano, penso che a partire dalle 6 di domattina dovremmo vedere un miglioramento della situazione sul campo", ha dichiarato in una conferenza stampa congiunta con il ministro degli esteri iraniano, Ali Akbar Salehi. Un ottimismo non condiviso dagli Stati Uniti che hanno fatto sapere di giudicare allarmanti le notizie delle violenze che giungono dal paese.

Poco prima, il governo siriano aveva diffuso un comunicato che annunciava l'impegno di Damasco di cessare il fuoco domattina. "Dopo che le nostre forze armate hanno eseguito con successo le missioni per contrastare le azioni criminali dei gruppi armati terroristici e hanno riportato l'autorità dello Stato sui suoi territori - recita il comunicato di Damasco - si decide la cessazione di queste azioni a partire da domattina giovedì 12 aprile 2012".

Il testo, che non fa però alcun riferimento al ritiro di truppe richiesto da uno dei sei punti del piano Annan, conclude affermando che "le nostre coraggiose forze armate rimarranno pronte a rispondere ad ogni aggressione compiuta dai gruppi armati terroristi contro i civili, le forze dell'ordine, le forze armate, le proprietà private e pubbliche e per proteggere la sicurezza della patria e dei cittadini".

Da parte loro, i vertici dell'Esercito libero dei disertori e il loro portavoce a Homs, il colonnello Qassem Saad ad Din, avevano nei giorni scorsi più volte ribadito il loro impegno a rispettare il piano Annan, a patto che il regime ritirasse le truppe, cessasse i bombardamenti e la repressione in corso da 13 mesi.

Rispetto ai 101 uccisi ieri dalle forze lealiste, oggi è stata - secondo il bilancio degli attivisti - una giornata relativamente calma: solo 16 morti, per lo più civili, tra Homs, Daraa, alcuni sobborghi di Damasco e Dayr az Zor.

Ma in serata, dopo l'annuncio di Damasco per il cessate il fuoco di domani, testimoni sul posto a Rastan, tra Homs e Hama, hanno riferito che dall'autostrada i militari "hanno iniziato a bombardare pesantemente la città". Mentre una colonna di venti carri armati è stata vista entrare a Hama.

"Annan! Questo è il tuo cessate il fuoco!", ha gridato oggi un giovane di Homs, ripreso da immagini in diretta trasmesse via Internet sui canali degli attivisti, mentre era in corso un bombardamento d'artiglieria sul quartiere di Jurat al Shayah.

L'agenzia ufficiale Sana ha riferito sempre oggi dei funerali di sette tra poliziotti e militari uccisi da terroristi in varie regioni del Paese e dell'uccisione da parte di altri terroristi del generale dell'esercito Jamal Khaled, freddato nei pressi di Aqraba, vicino Damasco, assieme al suo autista, il soldato Junayd Mahmud.

In serata, dal capoluogo meridionale di Daraa, altri attivisti hanno riferito di un addensamento di truppe attorno alla città, prima roccaforte della protesta pacifica nell'aprile 2011.

E mentre il ministro iraniano Salehi, a colloquio con Annan, ha ribadito che "bisogna dare un'opportunità al presidente Bashar al Assad di operare un cambiamento", da Washington il Dipartimento di Stato ha affermato che Damasco verrà giudicata dai fatti, e non da quello che ha dice.

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