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Siria: dissidenti invocano sciopero generale per domani

Questo contenuto è stato pubblicato il 17 maggio 2011 - 18:59
(Keystone-ATS)

Uno sciopero generale in tutta la Siria è stato indetto per domani dagli attivisti e oppositori attraverso i social network che invocano "la rivoluzione contro il presidente Bashar al-Assad", al potere da 11 anni dopo averlo ereditato dal padre Hafez, fondatore del regime in piedi da quarant'anni.

"Mercoledì 18 maggio sarà il giorno dello sciopero generale in Siria", si legge sul sito Syrian.Revolution, una delle piattaforme virtuali più seguite (circa 180'000 membri) del dissenso. "Trasformiamo questo mercoledì in un venerdì (giorno di riposo settimanale per rispetto della tradizionale preghiera comunitaria musulmana), con manifestazioni di massa e disertando scuole, università, uffici, negozi, ristoranti e persino i taxi."

Intanto un attivista per i diritti umani siriano ha detto all'agenzia tedesca Dpa che almeno 14 persone sono state uccise negli ultimi tre giorni a Tall Kalakh, nella regione di Homs. Rami Abdel Rahman dell'Osservatorio per i diritti umani in Siria ha aggiunto che dalla fine di aprile da Tall Kalakh sono fuggite nel vicino Libano oltre 5'000 famiglie.

Nel frattempo i rappresentanti dei 27 paesi membri dell'UE hanno cominciato oggi a lavorare per imporre alla Siria nuove misure restrittive. La nuova ondata di sanzioni - che sarà discussa lunedì dai ministri degli esteri dell'UE - potrebbe colpire anche Bashar al-Assad, risparmiato dalle misure varate la scorsa settimana contro 13 membri del sistema di Damasco. A insistere per l'inserimento nella lista del presidente sono soprattutto la Francia e la Gran Bretagna, ma altri stati membri sono perplessi.

Da parte sua la segretaria di stato americana Hillary Clinton ha annunciato oggi che "misure supplementari" saranno prese "nei giorni a venire" nei confronti della Siria, mentre il ministro degli esteri francese Alain Juppé ha indicato che alle Nazioni Unite "si sta profilando" una maggioranza di voti per condannare la repressione della rivolta popolare contro il regime della Siria. La minaccia di veto di Mosca e Pechino sul testo attualmente allo studio al Palazzo di vetro è ancora un rischio concreto, ha aggiunto.

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