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Nuove prove sulla 'macchina di morte' del regime siriano di Bashar al Assad. Circa undici mesi dopo che il dittatore siriano ha negato l'autenticità del dossier 'Cesar', Human Right Watch (Hrw) sostiene di aver identificato alcune delle vittime.

Delle immagini, foto scattate da un fotografo della polizia militare che le ha fatte arrivare in occidente tradendo il regime, testimoniano che persone sono morte di fame e torturate.

Secondo Human Right Watch fino a settemila siriani morti in almeno cinque centri detentivi gestiti dal governo sono stati torturati o giustiziati e il regime di Assad deve essere ritenuto responsabile. Ancora secondo l'organizzazione umanitaria, dal 2011, anno dello scoppio delle proteste contro il dittatore Assad, nei centri sono state detenute almeno 117 mila persone.

I numeri sono stati resi noti oggi a Mosca e a due giorni dall'incontro programmato a New York dall'International Support Group on Syria in cui 17 nazioni si riuniranno per decidere una strategia per mettere fine ad una guerra che dura da cinque anni.

"Non abbiamo dubbi - ha detto il vice direttore per il Medio Oriente di Hrw, Nadim Houry - che le persone mostrare nelle foto del dossier 'Cesar' siano state fatte morire di fame, picchiate, torturate in modo sistematico e su scala massiccia". "Queste foto - continua - rappresentano solo una parte delle persone che sono morte mentre detenute dal governo siriano, altre migliaia stanno subendo lo stesso destino".

Tra le vittime del dossier 'Cesar', la più giovane è Ahmad al-Musalmani, 14 anni, fatto prigioniero dopo che sul suo cellulare è stata trovata una canzone anti-Assad.

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SDA-ATS