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Sono stati liberati i cinque operatori umanitari di Medici Senza Frontiere (MSF) rapiti in Siria all'inizio di gennaio. Lo rende noto la stessa ong in una nota, precisando che tre di loro sono stati rilasciati il 4 aprile scorso, mentre gli ultimi due sono stati liberati oggi.

Confermando la liberazione dei cinque operatori, MSF "condanna duramente l'episodio, che l'ha costretto a chiudere in modo permanente un ospedale e due centri sanitari nella regione di Jabal Akkrad, nella Siria nord-occidentale".

I cinque - ricorda l'ong in una nota - erano stati rapiti il 2 gennaio da un gruppo armato in Siria settentrionale, dove lavoravano in un ospedale gestito da MSF per fornire cure mediche di base alle persone colpite dal conflitto.

"Il sollievo di vedere tornare i nostri colleghi sani e salvi si unisce alla rabbia di fronte a questo atto cinico, che ha privato una popolazione già devastata dalla guerra dell'assistenza di cui ha disperatamente bisogno", sottolinea nella nota Joanne Liu, presidente internazionale di MSF.

"La conseguenza diretta del prelevare personale umanitario è la riduzione di aiuti salva-vita. La vittima a lungo termine di questo atto sarà la popolazione siriana. Circa 150.000 persone che vivono in una zona di guerra, nella regione di Jabal Akkrad, sono ora prive delle cure mediche di MSF", aggiunge.

Nel 2013, le equipe di MSF in queste tre strutture sanitarie hanno effettuato 521 interventi chirurgici, di cui molti per ferite da trauma, 36'294 consulti medici, e parti sicuri in ospedale per oltre 400 madri.

SDA-ATS