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Sulla Siria, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite deciderà nei prossimi giorni nuove misure da intraprendere per fermare il fiume di sangue che è continuato a scorrere anche oggi. È quanto ha reso noto l'inviato Onu Kofi Annan; mentre al Palazzo di Vetro i Paesi occidentali hanno preparato una bozza di risoluzione che prevede un ultimatum a Damasco e minaccia sanzioni economiche; così profilando un nuovo braccio di ferro con la Russia che a sua volta ha fatto circolare un altro testo, più blando.

"Nel giro di qualche giorno ne sapremo di più", ha detto Annan ai giornalisti, dopo aver riferito al Consiglio di sicurezza in videoconferenza da Ginevra sulla sua missione dei giorni scorsi a Damasco, Teheran e Baghdad.

Nella bozza di testo dei Paesi occidentali si intima al regime siriano di cessare "entro dieci giorni" l'utilizzo di armi pesanti contro le città ribelli", pena l'imposizione "immediata" di sanzioni economiche e diplomatiche, come previsto dall'articolo 41 della Carta dell'Onu.

La bozza fatta circolare dalla delegazione russa, che Parigi ha già definito "inferiore alle attese", prevede invece il rinnovo per tre mesi del mandato dell'Unsmis, ma non prevede alcuna forma di pressione su Damasco o sulle forze ribelli.

Le tappe sembrano forzate. Il Consiglio dove stabilire se "ricalibrare" - come suggerito dal segretario Ban Ki-moon - la missione di osservatori dell'Unsmis, il cui mandato di 90 giorni scade il prossimo 20 luglio.

In questo quadro è intervenuto anche il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, affermando che "la Russia ha la responsabilità di facilitare una soluzione politica e di servirsi della sua influenza su Damasco per facilitare una tale soluzione politica".

Annan ha anche riferito che il presidente siriano Bashar al Assad ha "proposto un nome" di una persona che rappresenti il regime ai colloqui con l'opposizione, ma la questione è rimasta sul vago dopo la richiesta dello stesso Annan di avere più dettagli su tale persona.

L'inviato Onu ha inoltre messo in evidenza come sia Baghdad che Teheran continuino a sostenere il piano in sei punti adottato dall'Onu ad aprile, che è rimasto lettera morta. Quasi nello stesso momento, la Casa Bianca ha ribadito il suo "no" ad ogni ruolo dell'Iran nella ricerca di una soluzione e, tramite il portavoce Jay Carney, ha anche riaffermato che "nel processo di transizione in Siria non ci può essere spazio per Assad".

Intanto, la mattanza in Siria va avanti. Il bilancio delle ultime ore, secondo i Comitati locali di coordinamento dell' opposizione, è di almeno 34 morti. Secondo le stesse fonti, bombardamenti sono stati registrati in diverse località, e ci sono stati nuovi scontri tra le forze governative e ribelli, anche nel quartiere di Qadam a Damasco.

Altri combattimenti tra le truppe regolari e i disertori riuniti nell'Esercito libero siriano (Els) sono segnalati dalla stessa organizzazione a Daraya, sobborgo della capitale, e ad Ain Larouz, nella provincia settentrionale di Idlib.

L'agenzia governativa Sana afferma da parte sua che le violenze sono dovute a operazioni delle forze governative contro "gruppi armati terroristi". L'agenzia aggiunge che le forze armate hanno concluso oggi, con il lancio di missili, esercitazioni militari durate cinque giorni.

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SDA-ATS