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Siria: Pillay (Onu), serve azione ma non militare

L'"orrenda" situazione in Siria esige un'azione internazionale, ma "una risposta militare o la fornitura di armi rischia di innescare una conflagrazione regionale, causando ancora più morti e miseria". Lo ha detto l'Alto commissario Onu per i diritti umani, Navi Pillay.

"La comunità internazionale è in ritardo, molto in ritardo, nell'adottare un'azione congiunta per fermare la spirale discendente che ha colpito la Siria, massacrando della sua gente e distruggendo le sue città", ha detto Pillay.

Per Pillay, che ha aperto oggi a Ginevra i lavori del Consiglio Onu sui diritti dell'uomo, "questo non è il momento per gli Stati potenti di continuare ad essere in disaccordo sul modo di procedere o di ignorare, per interessi geopolitici, l'obbligo legale e morale di salvare vite umane, portando questo conflitto al termine". Servono negoziati per porre fine al conflitto, ha insistito.

"Non ci sono facili vie d'uscita o percorsi ovvi per uscire da questo incubo, tranne l'immediata negoziazione su misure concrete per porre fine al conflitto. Gli Stati, insieme all'Onu, devono trovare un modo per portare le parti in conflitto al tavolo dei negoziati e fermare lo spargimento di sangue". L'Alto commissario ha affermato che "l'uso di armi chimiche è da tempo considerato uno dei più gravi crimini che si possono commettere". Il loro impiego in Siria è quasi fuori dubbio, "anche se tutte le circostanze e le responsabilità restano da chiarire".

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