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La morte, che sia quella dei "terroristi" descritta dai media di Damasco o che sia quella di "civili innocenti" come affermano gli attivisti anti-regime, anche oggi si è abbattuta con particolare efferatezza nelle prime ore del mattino, investendo la periferia sud e i sobborghi meridionali della capitale.

Ma si è anche ripresentata puntuale ad Aleppo, 350 km più a nord, dove da oltre un mese si combatte un'altra battaglia "decisiva" per la guerra in corso e dove le forze governative avrebbero ripreso il controllo di alcuni quartieri del centro e del sud-ovest della città.

L'ampiezza della tragedia è impalpabile, affidata a bollettini, non verificabili in maniera indipendente, diffusi degli attivisti, che parlano finora di 103 uccisi, per lo più civili, e quasi la metà nella zona di Damasco. Gli attivisti citano residenti e testimoni oculari e sostengono le loro affermazioni con video amatoriali, foto, liste dettagliate di nomi e cognomi di gente uccisa.

I media del regime snocciolano notizie di "caccia ai terroristi", di "zone disinfestate" e di "numerosi terroristi uccisi e arrestati", senza però mai fornire cifre esatte, senza dare nomi e cognomi delle eventuali vittime e, soprattutto, non accennando mai alle probabili perdite umane tra le file dei militari governativi.

La piattaforma di attivisti Shaam.org riferisce di 44 uccisi nella regione di Damasco, per lo più uccisi subito dopo l'alba: si tratta di civili finiti nelle loro case o negli orti mentre erano in fuga dai raid a Daraya, Muaddamiya, Hajar Aswad, Kfar Suse, Tadamun, Jawbar. Tra loro ci sono donne e bambini.

Sedici uccisi ad Aleppo, ma mentre si scrive giungono notizie di altri morti nella città più popolata della Siria. Tredici morti nella regione di Daraa, tra questi almeno tre donne. A Dayr az Zor nell'est undici uccisi, a Homs otto, a Idlib sei, di cui due donne, e a Hama cinque.

Secondo i militari disertori dell'Esercito libero (ESL), l'offensiva lanciata lunedì scorso dal regime nella parte sud di Damasco mira a tagliare le linee dei ribelli tra la città e il suo entroterra, per evitare che l'ESL possa fare quel che ha fatto a fine luglio ad Aleppo: coalizzarsi attorno alla città e poi attaccare in massa il centro urbano.

Ad Aleppo oggi l'aviazione ha bombardato di nuovo le roccaforti dei ribelli, riuscendo a penetrare a Salah ad Din e Sayf ad Dawla (sud-ovest) con carri armati, e a raggiungere i quartieri centrali di Jdeide e Tilal, abitati anche da famiglie cristiane. La circostanza è stata confermata dall'agenzia Sana.

Stamani Abdel Qader Saleh, capo dell'ESL ad Aleppo, che riunisce circa 8000 uomini tutti musulmani sunniti, aveva assicurato che i ribelli sono a ridosso dei quartieri cristiani e che sono lì "per far cadere il regime, liberando la città. Proteggeremo ogni cittadino al di là della sua fede. Anzi - ha aggiunto - non permetteremo a nessuno di fare male ai residenti cristiani o di altre confessioni. La nostra non è una lotta contro una o più comunità confessionali, ma contro il regime criminale".

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SDA-ATS