Si rompe la tregua nel nord-ovest della Siria, dove raid aerei russi e governativi siriani sono tornati a colpire, dopo una settimana, aree abitate da civili e controllate da insorti anti-regime, tra cui gruppi della galassia qaidista.

Nella zona vivono ammassati circa tre milioni di civili e, secondo l'Onu, centinaia di migliaia sono stati sfollati dai bombardamenti degli ultimi tre mesi.

Intanto da Mosca il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov ha gettato acqua sul fuoco, affermando che "la guerra in Siria è davvero giunta alla fine". Per Lavrov "il paese sta gradualmente tornando alla vita normale e pacifica". Il capo della diplomazia russa ha comunque ammesso che "ci sono ancora epicentri di tensione in aree non controllate dal governo siriano, come a Idlib e nella parte a est dell'Eufrate".

Idlib, appunto, è la regione nord-occidentale siriana al confine con la Turchia e teatro, dal maggio scorso, di una offensiva aerea e di terra della Russia e del governo siriano. Dall'altra parte del fronte ci sono solo miliziani di varie sigle, ma anche soldati turchi. La Turchia sostiene le opposizioni siriane ma, nel quadro dell'alleanza con Mosca, si coordina con la Russia per la spartizione delle zone di influenza nell'area.

I raid odierni hanno colpito la zona di Maarrat an Numan, lungo la strategica autostrada che da Hama porta ad Aleppo. Questa arteria è l'obiettivo strategico prioritario di Damasco e dell'alleato russo. Dopo l'avanzata di agosto e la tregua indetta - sempre da Mosca - una settimana fa, sono ripresi i bombardamenti come preludio forse di nuovi tentativi di avanzare verso nord.

La nuova offensiva potrebbe scattare a breve, in corrispondenza proprio con il vertice tripartito di Ankara che si terrà lunedì tra presidente turco Recep Tayyep Erdogan, quello iraniano Hassan Rouhani e quello russo Vladimir Putin. Come avviene dal gennaio 2017, i tre parleranno proprio di Idlib e di come "lottare contro il terrorismo" e dei "punti di monitoraggio della tregua".

Nella parte orientale del paese invece le autorità curdo-siriane hanno annunciato di aver concluso il ritiro delle loro unità militari a nord di Raqqa, nell'area dove Turchia e Stati Uniti stanno mettendo a punto i meccanismi per creare una "zona di sicurezza", da tempo richiesta da Ankara.

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