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Comandanti ribelli in Siria giustificano l'applicazione sul terreno di una "legge della giungla" mentre crescono le accuse di torture ed esecuzioni contro le forze ostili al regime del presidente Bashar al Assad, rileva oggi il quotidiano turco Hurriyet.

Un gruppo di ribelli integralisti ritenuto vicino ad Al Qaida, il Fronte Al Nusra, ha rivendicato negli ultimi giorni l'esecuzione del giornalista della Tv pubblica Mohammed al-Saeed, rapito mentre usciva di casa a Damasco. Lo stesso gruppo jihadista ha anche firmato l'esecuzione sommaria di 13 persone a Deir ez-Zor, riferisce il quotidiano.

Sostenitori del regime di Assad sono stati inoltre giustiziati negli ultimi giorni in particolare ad Aleppo, teatro di violenti combattimenti fra esercito e ribelli. Fonti del comando dell'Esercito della Siria Libera (Esl) hanno preso le distanze dalle esecuzioni sommarie.

Hurriyet rileva che i ribelli "sono confrontati con una lista crescente di accuse di turture ed esecuzioni". Il comandante regionale dei ribelli ad Azaz, nel nord della Siria, Ahmet Gazali ha detto al quotidiano turco che i leader dell'Esl "parlano da un campo in Turchia e non vengono in Siria a vedere le realtà sul terreno". "Abbiamo dei leader nei campi turchi e dei combattenti sul terreno. I capi non possono vedere la situazione come la vedono i combattenti, che agiscono come è opportuno" ha aggiunto. I ribelli, ha detto ancora, non hanno "tribunali o giudici per giudicare e punire per i loro crimini" i sostenitori del regime.

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SDA-ATS