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SO: rubarono 4,5 mio da furgone portavalori, 15 indagati

Le indagini degli inquirenti solettesi non sono ancora concluse. KEYSTONE/PETER SCHNEIDER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 30 aprile 2020 - 12:07
(Keystone-ATS)

Sul furto di circa 4,5 milioni di franchi da un furgone portavalori avvenuto lo scorso primo luglio nei pressi di Thunstetten (BE) finora non era trapelato molto.

Oggi il ministero pubblico di Soletta, competente per l'inchiesta, indica che le persone indagate a vario titolo sono 15, che nessuna di loro è attualmente detenuta e che oltre la metà del bottino è stata ritrovata.

L'atto criminale era diventato di pubblico dominio solo in dicembre in seguito a una sentenza del Tribunale federale: i supremi giudici di Losanna avevano bocciato un ricorso di un imputato che si era opposto alla carcerazione preventiva. Stando agli inquirenti, questi avrebbe aiutato a caricare il bottino in un altro veicolo e lo avrebbe trasportato in un garage a Rickenbach (LU).

Il furto era avvenuto, per opera di varie persone, durante un trasporto tra Oensingen (SO) e Thunstetten. Nessuno era rimasto ferito e non era stato fatto uso di violenza. Il veicolo era un furgone di SecurePost, una filiale della Posta svizzera.

Oggi, in un comunicato, la procura solettese indica di aver dapprima avviato un'indagine contro ignoti. Col proseguimento dell'inchiesta, l'ha diretta contro 15 persone, ora imputate, e vari individui sono stati posti in detenzione preventiva.

I 15, di nazionalità svizzera, kosovara, macedone, serba, tedesca e turca, hanno partecipato a vario titolo all'atto criminale, direttamente al furto, ma anche ad esempio nascondendo il bottino.

In collaborazione con gli inquirenti tedeschi, il 16 febbraio ai polsi di un 30enne tedesco sono scattate le manette a Rosenheim (Baviera sudorientale). In quell'occasione sono stati sequestrati circa 1,6 milioni di franchi. L'imputato ha confessato di aver conservato a lungo la refurtiva. In seguito, nel canton Soletta sono stati trovati altri 900'000 franchi.

L'esatto svolgimento dei fatti e il contributo fornito dai singoli imputati sono tuttora oggetto dell'indagine penale. Nessuno si trova più in carcere preventivo.

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