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L'Europa vara il piano per chiudere la rotta dei profughi dalla Libia verso l'Italia.

Nel vertice informale di Malta i 28 danno il via libera alle proposte di azione a 360 gradi preparate dall'Alto rappresentante dell'Unione europea (Ue) per gli affari esteri e la politica Federica Mogherini e dalla stessa Ue e si congratulano per l'accordo firmato ieri a Roma dal premier italiano Paolo Gentiloni e Fayez Serraj, presidente del Consiglio presidenziale e primo ministro del governo di accordo nazionale della Libia formati in seguito all'accordo di pace del 17 dicembre 2015.

Il piano punta a tagliare gli arrivi dal Paese africano, così come l'intesa di un anno fa ha fatto crollare del 98% quelli dalla Turchia. Ma allora si impegnarono 3 miliardi di euro (3,21 miliardi di franchi) in tre anni, ora ci sono 200 milioni aggiuntivi per il 2017 dal bilancio europeo e, forse, altri contributi da Francia e Germania.

Ma se gli europei vedono un grande risultato, le organizzazioni non governative (Ong) protestano. Dopo la denuncia di Amnesty International che già ieri aveva dichiarato che la chiusura della rotta avrebbe messo "centinaia di migliaia di rifugiati a rischio di tortura e sfruttamento", oggi sono arrivate quelle di Human Rights Watch ("la 'linea di protezione' europea potrebbe trasformarsi in una linea di crudeltà"), di Medecins Sans Frontières ("approccio inumano") e della Caritas Italiana, che considera quello tra Italia e Libia come un accordo fatto "contro i più deboli" ed "un'operazione a perdere per tutti".

SDA-ATS

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