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Oltre 36 milioni di spagnoli sono chiamati alle urne domani per le elezioni legislative, definite cruciali e da molti considerate una svolta per la democrazia - finora bipartitica - nata dopo la morte del dittatore Francisco Franco.

Per la prima volta sono in lizza per la Moncloa, sede della presidenza del governo, quattro partiti: oltre ai tradizionali Pp, del premier Mariano Rajoy, e Psoe, guidato da Pedro Sanchez, che hanno governato il Paese in alternanza negli ultimi 40 anni, sono presenti anche i due movimenti anti-casta Podemos di Pablo Iglesias e Ciudadanos di Albert Rivera, che hanno fatto irruzione nella scena politica nazionale l'anno scorso.

Gli spagnoli devono eleggere 350 deputati e 206 dei 261 senatori (gli altri 55 sono designati dalle regioni. Il Senato in Spagna non vota la fiducia al governo).

L'ultimo sondaggio "vietato" pubblicato oggi in Andorra - in Spagna sono proibiti da lunedi - dà al Pp di Rajoy il 26,6%, con 111-115 seggi su 350 nel Congresso, davanti al Psoe al 20,8% e 82-88 deputati, Podemos (20,1% e 70-74) e Ciudadanos (16% e 47-51). Ma l'alto numero di indecisi, secondo le diverse stime, fra il il 20% e il 40% degli elettori, rende estremamente fragili le previsioni.

Le urne saranno aperte domani dalle nove alle 20, quando saranno diffusi i primi exit poll. Risultati reali attendibili dovrebbero essere disponibili verso le 24. Il risultato definitivo ufficiale, che terrà conto anche del voto degli spagnoli all'estero, dovrebbe essere reso pubblico dopo due giorni.

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SDA-ATS