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Spagna: strage treno, arrestato conducente

Oggi per la Spagna è il primo giorno di lutto nazionale per i 78 morti del deragliamento del treno a Santiago de Conmpostela. È anche il giorno in cui si comincia a comprendere meglio cosa è accaduto in quella curva a poco più di tre chilometri dalla città.

Il numero ufficiale delle vittime è sceso: sono 78 e non 80, come avevano annunciato ieri le autorità galiziane, spiegando che resti umani che si pensava appartenessero a persone diverse sono invece della stessa. Ci sono ancora 32 feriti gravi però, e si teme per la vita di almeno cinque di loro.

L'inchiesta muove i primi passi, ma senza la collaborazione del conducente del treno, Francisco Josè Garzon Amo. Da ieri sera è piantonato agli arresti in una stanza di ospedale per una ferita alla fronte. Stasera con il magistrato ha fatto scena muta, avvalendosi della facoltà di non rispondere.

Subito dopo il deragliamento causato dall'alta velocità alla quale non aveva messo un freno, si era mostrato disperato esclamando addirittura di voler morire e aveva rivelato di viaggiare a 190 all'ora. È accusato di negligenza grave e rischia da 12 fino a 312 anni di carcere. I familiari delle vittime e i feriti potranno inoltre chiedere a lui e alla società ferroviaria "Renfe" un risarcimento fino a 150'000 euro ciascuno.

Intanto arrivano i primi commenti dei tecnici sui vari sistemi di sicurezza per l'alta velocità, ritenuta "sicurissima" da Bruxelles. L'ampia rete dell'alta velocità spagnola, che Renfe giudica tra le migliori d'Europa, ha due tratte nelle quali ancora non vi sono tutte le apparecchiature ultramoderne capaci di bloccare un treno che non rispetta il protocollo: la Madrid-Siviglia e la Orense-Santiago, l'ultimo tratto della Madrid-Santiago.

Il macchinista aveva ricevuto un allarme sonoro per velocità eccessiva e o non ha frenato o lo ha fatto in ritardo, rivela un perito evidenziando che, secondo il protocollo, Garzon Amo avrebbe dovuto frenare almeno 4 chilometri prima della curva mortale, perché quel tratto non ha le caratteristiche di sicurezza.

Ma Garzon Amo - che su Facebook si vantava, con tanto di foto, di far tremare il tachimetro - avrebbe dovuto frenare molto prima. Ad accusarlo, anche un suo collega, Manuel Mato: "Passare da 200 a 80 km orari dipende solo dal fattore umano" quando il treno viaggia dove non è previsto il sistema frenante automatico, come nella curva dove è avvenuto lo schianto. "La segnalazione della velocità elevata termina quattro chilometri prima. Non c'è nulla che tecnicamente la riduca; c'è solo un sistema di segnalazione convenzionale e la velocità va ridotta dal macchinista".

Il conducente non lo ha fatto, anche se lo sapeva perché negli ultimi tempi quel tratto lo aveva percorso almeno 60 volte, come ha rivelato la società. Una curva che, secondo altri tecnici, ha un limite di 80 km/h, ma che è strutturata per reggere un limite del 50% in più, quindi 120. Il treno viaggiava a 190. "La sicurezza dipende anche da chi deve rispettare i protocolli - ha detto il ministro dello Sviluppo, Ana Pastor -. Le macchine, da sole, non bastano".

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