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Spuhler: no a iniziativa UDC, no a blocco economia

All'origine di una storia imprenditoriale di grande successo. KEYSTONE/CHRISTIAN BEUTLER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 09 settembre 2020 - 14:00
(Keystone-ATS)

Uno stop all'immigrazione in Svizzera equivarrebbe a un blocco dell'economia, con conseguenze nefaste sul benessere del paese: lo sostiene l'imprenditore ed ex consigliere nazionale UDC Peter Spuhler.

Che smarcandosi dal suo partito invita a respingere l'iniziativa per un'immigrazione moderata in votazione il 27 settembre.

"L'Ue non cederà su uno dei suoi pilastri più importanti come la libera circolazione delle persone", afferma in un'intervista al Blick il presidente del consiglio di amministrazione e Ceo ad interim (da maggio) di Stadler Rail, costruttore ferroviario con 12'000 impieghi di cui 4500 in Svizzera. "Se venisse accolta l'iniziativa non potrà essere evitata la fine dei primi accordi bilaterali".

Impensabile, a detta del 61enne, negoziare nuove intese con Bruxelles nello spazio di anno, anche pensando a quanto sta succedendo in relazione alla Brexit. "L'unica cosa che si avrebbe è incertezza giuridica. La Svizzera non otterrà trattati migliori: al contrario finirà penalizzata. In tempi di coronavirus e di franco forte, all'economia elvetica non vanno posti altri ostacoli sul cammino".

L'alternativa? "Il sistema dei contingenti è pura burocrazia: il governo fisserebbe le quote, null'altro che economia pianificata. Ed è un sistema ingiusto: un tempo veniva privilegiata la grande industria, mentre le piccole e medie imprese arrivavano in secondo piano. Come imprenditore, l'ho sperimentato io stesso. E non dimenticate: allora avevamo più immigrazione dall'Ue di quanta ne abbiamo oggi!"

Secondo Spuhler i datori di lavoro elvetici si impegnano a trovare personale nella Confederazione. "Ma ad esempio nel ramo ingegneristico abbiamo una grande richiesta di specialisti che non possiamo soddisfare solo con il personale domestico: se non potessimo più importare ingegneri dovremmo trasferire settori aziendali all'estero". Non è una minaccia, ma una constatazione, sostiene l'imprenditore all'origine di una storia di grande successo: acquistò infatti Stadler Rail nel 1989 per 4,5 milioni di franchi, quando aveva 18 dipendenti, mentre oggi il fatturato supera i 3 miliardi.

Ma che dire del problema dei lavoratori meno giovani, snobbati dalle aziende che hanno a disposizione un bacino enorme di manodopera europea? "Tra gli ultra 50enni l'occupazione è aumentata notevolmente negli ultimi dieci anni!", ribatte il padre di tre figli. "Non c'è stata alcuna riduzione, ma piuttosto un forte aumento al 73%, cosa che rappresenta un picco assoluto nel confronto internazionale. Anche noi stiamo naturalmente reclutando lavoratori anziani."

In quest'ambito l'ex consigliere nazionale (1999-2012: si ritirò a metà legislatura per concentrarsi sull'attività economica, nel pieno della crisi dell'euro) si oppone alla rendita ponte. "Sono contrario perché stigmatizza e discrimina gli anziani. Temo che questo aumenti persino il rischio che i dipendenti più in là con gli anni vengano licenziati. Purtroppo, tra gli imprenditori ci sono anche pecore nere che coglierebbero l'occasione per disfarsi di personale in questo modo".

In rotta di collisione con il suo partito in merito alla libera circolazione, Spuhler è invece perfettamente in linea in relazione all'accordo quadro. "Quello in discussione ora non entra in linea di conto", afferma l'ex politico che a Palazzo federale raccolse consensi al di là del suo partito, tanto da farne un nome spesso citato come candidato ideale al Consiglio federale. "Dico chiaramente di no". Questo per vari aspetti, non da ultimo perché alla fine le controversie sarebbero decise dalla Corte europea: la Svizzera potrebbe non accettare le sentenze, ma rischierebbe ritorsioni. "Inaccettabile", taglia corto il laureato all'HSG di San Gallo nell'intervista in cui parla fra l'altro anche della Bielorussia, paese in cui Stadler Rail ha una fabbrica.

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