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Srebrenica: Guterres, l'ONU non ha difeso quel popolo

L'11 luglio di 25 anni fa, durante la guerra nell'ex Jugoslavia, oltre 8000 uomini e ragazzi musulmani bosniaci furono massacrati dalle forze serbe nonostante il territorio fosse sotto la protezione della forza di pace dell'ONU. KEYSTONE/EPA/FEHIM DEMIR sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 11 luglio 2020 - 14:12
(Keystone-ATS)

"Un quarto di secolo fa, le Nazioni Unite e la comunità internazionale non hanno difeso il popolo di Srebrenica". Lo ha dichiarato il Segretario Generale dell'ONU Antonio Guterres in occasione dell'anniversario del genocidio.

E "come ha detto l'ex segretario generale Kofi Annan, questo fallimento perseguiterà la nostra storia per sempre'', ha aggiunto Guterres, sottolineando che l'ONU invita a non dimenticare per onorare le vittime e proseguire il lavoro di riconciliazione in Bosnia Erzegovina.

L'11 luglio di 25 anni fa durante la guerra nell'ex Jugoslavia più di 8000 uomini e ragazzi musulmani bosniaci furono massacrati dalle forze serbe nonostante il territorio, sotto la protezione della forza di pace dell'ONU, fosse stato dichiarato una "zona sicura" dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Giudicato un genocidio dal Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia (ICTY), il massacro di Srebrenica ''è stata la peggiore atrocità sul suolo europeo dalla seconda guerra mondiale'' sottolinea l'ONU. A 25 anni da quel fatto i principali artefici di alcune delle peggiori atrocità commesse in Bosnia Erzegovina durante la guerra nell'ex Jugoslavia sono stati consegnati alla giustizia.

"Ma resta ancora molto da fare per garantire la responsabilità, fornire un risarcimento alle vittime e promuovere la riconciliazione", ha dichiarato Michelle Bachelet, Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani.

"La riconciliazione deve basarsi sull'empatia e sulla comprensione reciproca. Riconciliazione significa respingere la negazione del genocidio e dei crimini di guerra e qualsiasi tentativo di glorificare i criminali di guerra condannati", ha detto Guterres. "Significa anche riconoscere la sofferenza di tutte le vittime e non attribuire la colpa collettiva".

Per Michelle Bachelet, "la negazione del genocidio, la glorificazione dei criminali di guerra condannati e altre narrazioni revisioniste che negano la verità e la storia sono forme di incitamento all'odio e dovrebbero essere trattate come tali dai legislatori".

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