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La stampa svizzera prende atto con sorpresa del sì solo di misura alla modifica della legge radiotelevisiva. I commentatori auspicano un dibattito di fondo sulla definizione del servizio pubblico e chiedono alla SSR di rimettersi in questione.

"Uno schiaffo per la SSR! Il canone scende da 462 a 400 franchi e ciò nonostante gli svizzeri hanno accolto solo di strettissima misura l'oggetto", scrive il Blick.

Questo deve dare molto da pensare ai giganti dei media, ma anche al mondo politico, rincara la dose la Nordwestschweiz: con tasse imposte dallo stato devono essere prodotte trasmissioni che sono importanti per il paese e che non possono essere finanziate dai privati.

Per la Tribune de Genève il risultato è un forte segnale di diffidenza nei confronti di una SSR mammut, che agli occhi dei critici è aumentata in burocrazia e in sovrappeso. L'Express/L'Impartial auspicano una riforma dell'ente radiotelevisivo.

Per il Tages-Anzeiger il referendum ha avuto il merito di costringere i politici ad affrontare la discussione sul servizio pubblico. La metà dei votanti non è soddisfatta dallo status quo: il mandato della SSR va rivisto. Il quotidiano dedica inoltre ampio spazio all'analisi del voto del Ticino, con il no giunto nonostante le raccomandazioni del consiglio di stato.

Per il Quotidien jurassien la Romandia ha salvato la modifica della legge radiotelevisiva, ma la SSR dovrà eseguire una profonda analisi interna. Secondo Neue Zürcher Zeitung in futuro la SSR dovrà fare i conti con un forte vento contrario: nel 2017 scadrà la concessione e il dibattito si farà acceso. Per 24 Heures l'esito tirato del voto renderà ancora più rovente la discussione, cosa che riguardo a un tema così importante non giova.

Per la Berner Zeitung Consiglio federale e parlamento devono sviluppare finalmente una strategia mediatica che merita questo nome. Bisogna fissare dei limiti alla SSR, senza smantellarla. Le Courier va ancora più in là, affermando che il dibattito dovrà coinvolgere anche altri media che, come la SSR, sono importanti per la coesione nazionale e per la formazione delle opinioni.

Il St. Galler Tagblatt auspica però che i politici non si mettano a determinare la forma concreta dei programmi. Anche il Bund è contrario a disposizioni dettagliate: vietare inoltre lo spettacolo televisivo di basso livello non farebbe che spostare pubblicità sulle finestre svizzere sei canali stranieri. Non si può nemmeno proibire i contenuti online, perché solo lì si può raggiungere i giovani. Per la Südostschweiz comunque è chiaro che d'ora in avanti la SSR dovrà spiegare perché certi format o la trasmissioni di eventi sportivi non viene lasciata allo sport.

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SDA-ATS