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La Corte europea dei diritti umani (CEDU) di Strasburgo ha condannato la Svizzera per la decisione di espellere un richiedente asilo sudanese.

Secondo i giudici il provvedimento ha violato i principi del diritto alla vita e della proibizione della tortura sanciti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.

La CEDU era chiamata a statuire sui casi di due sudanesi residenti nel canton Zurigo e minacciati di espulsione. In uno (concernente il 33enne A.I.) è stata ravvisata la violazione delle norme, nell'altro invece (relativo al 45enne N.A.) è stata osservata conformità all'ordinamento giuridico. Entrambe le decisioni sono state prese all'unanimità, ha indicato la CEDU. Fra i sette giudici della corte uno era svizzero: Helen Keller.

A.I. era attivo in Sudan per il Justice and Equality Movement (JEM), un movimento che si batte per i diritti delle minoranze. Aveva lasciato il paese africano nel 2009, era transitato attraverso vari stati ed era entrato in Svizzera il 7 luglio 2012. La sua domanda d'asilo era stata respinta, in ultima istanza dal Tribunale amministrativo federale.

Nella sentenza pubblicata oggi la CEDU giunge alla conclusione che A.I. sarebbe in pericolo di vita se fosse rimandato in Sudan e rischierebbe tortura oppure trattamenti inumani o degradanti: le sue attività politiche hanno infatti attirato l'attenzione delle autorità e all'arrivo all'aeroporto di Khartum potrebbe essere imprigionato, interrogato e torturato. La stessa cosa non si può invece dire del secondo sudanese, N.A.

SDA-ATS

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