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I cantoni, specie di frontiera come il Ticino, devono ancora avere la possibilità di limitare per tre anni al massimo l'apertura di studi medici, ma in futuro si dovranno cercare nuove soluzioni per contenere i costi sanitari.

È quanto propone (8 voti a 3) la Commissione della sicurezza sociale e della sanità pubblica del Consiglio degli Stati che ha approvato un'iniziativa in tal senso elaborata dall'omologa commissione del Nazionale.

Dopo il "no" - giunto a sorpresa - della Camera del popolo dello scorso dicembre al prolungamento sine die della moratoria riguardante l'apertura di nuovi studi medici, entrambe le commissioni intendono porre rimedio al vuoto normativo mediante un'iniziativa parlamentare che intende permettere ai cantoni, per il tramite di una legge federale urgente, di reintrodurre uno stop (quello attuale scade a fine giugno) per gli specialisti in presenza di un'offerta eccessiva.

L'assenza di una regolamentazione, indica una nota odierna della commissione, "causerebbe un notevole aumento di medici specialisti stranieri nei Cantoni di confine".

Attualmente i Cantoni possono rifarsi alla clausola del bisogno per l'insediamento di nuovi medici. Sono esclusi dalla clausola i medici che hanno lavorato in un ospedale svizzero per almeno tre anni.

Il voto negativo del Nazionale era stato criticato severamente dai cantoni, specie dal Ticino. A Sud delle Alpi si teme un'"invasione" di medici dall'estero; sono infatti pendenti centinaia di richieste per poter esercitare a carico delle casse malattia.

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SDA-ATS