Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

Le filippiche del consigliere federale Alain Berset nei confronti di quei cantoni che vorrebbero degradare il francese non sono passate inosservate. Nella sua ultima seduta, la Commissione della scienza, dell'educazione e della cultura del Consiglio degli Stati (CSEC-S) ha espresso preoccupazione per la tendenza di alcuni cantoni svizzerotedeschi a voler posporre l'insegnamento di una seconda lingua nazionale dopo la scuola primaria.

La Svizzera è dotata di un modello ambizioso per l'insegnamento delle lingueche sin dalla scuola elementare prevede l'apprendimento di due idiomi stranieri, ossia di una seconda lingua nazionale e dell'inglese, si legge in un comunicato odierno dei servizi del parlamento. Ebbene, la CSEC-S constata carenze nell'applicazione di tale modello in alcuni cantoni.

Quest'ultimo mira a favorire la comprensione fra le regioni linguistiche, "dato che in uno Stato plurilingue ciò è indispensabile per garantire la coesione nazionale". Per questo la CSEC-S seguirà con occhio attento "i lavori della Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE) che l'anno prossimo trarrà un bilancio dell'attuazione del modello per l'insegnamento delle lingue".

Il 16 maggio scorso, il consigliere federale Alain Berset è intervenuto pubblicamente nel dibattito sull'insegnamento del francese nelle scuole elementari svizzerotedesche ricordando ai cantoni l'importanza dell'insegnamento di una seconda lingua nazionale nei primi anni di scolarità, generalmente il francese per le regioni tedescofone, accanto all'inglese. Vi sono alcuni cantoni svizzerotedeschi, infatti, che valutano l'ipotesi di sopprimere una delle lingue nazionali alla scuola primaria giudicando eccessivo il carico di lavoro per i bambini e i docenti.

Berset ha avvertito, rilasciando alcune interviste a media romandi, che se non si fosse trovata una soluzione la Confederazione avrebbe anche potuto adottare provvedimenti. Tuttavia, prima di giungere a tanto il consigliere federale si è augurato che i cantoni rispettino il compromesso che hanno raggiunto nel quadro della CDPE.

L'accordo prevede l'insegnamento di una seconda lingua nazionale sufficientemente presto, in modo da poter disporre di solide basi alla fine della scuola dell'obbligo. Il dibattito in materia è destinato a prolungarsi. Un primo bilancio da parte dei cantoni è atteso nel 2015 e solo a partire da allora sarà possibile valutare la situazione, aggiunge il ministro.

SDA-ATS