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Sud Sudan: Onu, infondate informazioni su 3'000 uccisi

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 gennaio 2012 - 09:18
(Keystone-ATS)

Non ci sono prove di massacri in Sud Sudan dopo l'esplosione di violenze etniche nel paese, ma 60.000 persone hanno urgente bisogno di assistenza. È quanto ha dichiarato Hilde Johnson, rappresentante speciale dell'Onu nel Sud Sudan.

L'inviata ha detto all'Afp che le informazioni che parlavano di oltre 3.000 persone uccise la scorsa settimana dopo un attacco nella regione di Pibor, nello stato di Jonglei, da giovani armati si sono rivelate infondate".

In una escalation di violenza una milizia armata della tribù Nuer ha attaccato la settimana scorsa Pibor, rifugio dei Murle perché accusati di rapimenti e furto di bestiame. Joshua Konyi, commissario della contea di Pibor e anch'esso di etnia Murle, aveva annunciato che 3141 persone erano state uccise in questo attacco. Il bilancio non era stato confermato né dell'Onu, né dall'esercito del Sud Sudan.

Ancora non si conosce il bilancio di quell'attacco, ma Hilde Johnson dopo una visita nella regione ha detto che i caschi blu hanno difeso i civili che abitano nei due principali centri abitati della contea, Pibor e Lekongele. L'inviata dell'Onu ha però detto che circa un terzo delle abitazioni sono state incendiate e che 60.000 persone hanno urgente bisogno di aiuti.

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