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Dilaga la rivolta dei minatori in Sudafrica, dove il colosso americano e mondiale del platino Amplats ha annunciato oggi la chiusura dei suoi impianti, innescando l'immediato rialzo del prezzo del costoso metallo usato in gioielleria e nell'industria automobilistica.

La protesta, estesa ormai all'intero bacino della "cintura del platino" sudafricana, ha ripreso vigore dopo i sanguinosi disordini di agosto. E ha trovato il suo megafono politico nel tribuno Julius Manama, transfuga dell'Africa Natonal Congress (ANC) del presidente Jacob Zuma: deciso a cavalcare l'ondata di malcontento non solo nelle miniere, ma anche fra i militari.

Al culmine di cinque settimane di scioperi e tensioni, circa 1500 lavoratori hanno oggi bloccato con barricate formate da tronchi d'albero, pneumatici e pietre molte delle strade di accesso alla regione mineraria di Rustenburg (nel nord), dove ha sede uno dei maggiori impianti dell'Amplats.

Impianto che la compagnia americana ha sigillato - nel quadro di una prevista serrata di tutte le sue miniere del Paese - accusando i manifestanti d'essere in sostanza 'infiltratì e di mettere a repentaglio la sicurezza della maggioranza dei minatori: che, a detta del management, non aderirebbe alla "sollevazione".

Proprio di "sollevazione" ha parlato oggi un portavoce della polizia riferendosi ai tumulti di Rustenburg. Mentre attorno ad altri impianti dell'Amplats migliaia di persone si sono unite alla vertenza, sia pure in forme più quiete.

La parola d'ordine generale si traduce in una cifra: 12.500 rands (1.200 euro), vale a dire il livello al quale, secondo i sindacati, dovrebbero giungere i salari mensili dei lavoratori, con aumenti fino a tre volte rispetto alla media attuale.

Lo stesso obiettivo era stato fissato un mese fa nell'ambito della protesta della miniera di Marikana - proprietà da un'altra multinazionale, la britannica Lonmin - sfociata a metà agosto in gravi violenze con almeno 44 minatori uccisi: 10 in scontri tra fazioni sindacali rivali e 34 per mano della polizia.

L'ondata di tensione si è riverberata subito sui mercati internazionali, dove il platino (materia di cui il Sudafrica custodisce l'80% delle riserve conosciute) è schizzato a 1.654,49 dollari l'oncia, un ulteriore 3% più di ieri.

Sul fronte politico interno, frattanto, il transfuga dell'Anc Malema - espulso dal partito cardine del dopo apartheid ad aprile, sull'onda della ribellione interna contro la leadership del presidente Zuma - ha colto la palla al balzo per far sua la bandiera dei minatori e invitarli apertamente alla "rivoluzione".

Non solo: raccogliendo l'appello di alcuni soldati scontenti a loro volta del trattamento economico, Malema ha dichiarato l'intenzione di tenere due comizi in altrettante basi dell'esercito presso Lenasia, a sud-ovest di Johannesburg.

Intenzione che ha suscitato l'inquietudine del governo. "Non so a quale titolo il signor Malema pensi di poter rivolgersi ai soldati", ha reagito il ministro della Difesa, Mapisa Nqakula, ventilando iniziative disciplinari nei confronti di chi accettasse di farsi coinvolgere.

"Il Paese non può permettersi che l'instabilità si estenda alle forze armate", ha avvertito Nqakula, accusando Malema di voler "rendere ingovernabile il settore minerario" e "sabotare l'economia nazionale".

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SDA-ATS