Uno dei sette componenti della giunta militare al potere in Sudan, il tenente generale Salah Abdel Khalig, ha detto che le forze armate potrebbero coinvolgere i civili nella gestione del Paese, ma continueranno a avere il predominio fino a quando si terranno elezioni.

Nella prima intervista concessa a un media occidentale da un esponente della giunta dopo la strage della settimana scorsa, Khalig ha detto al Financial Times che "non vogliamo governare il Sudan per sempre. Pochi mesi e andremo a casa".

I militari potrebbero addirittura invitare l'Onu a far svolgere le elezioni, ma per ragioni di sicurezza nazionale l'esercito deve restare al potere fino ad allora, ha detto il generale a tre stelle come sintetizza il sito del quotidiano britannico.

Le forze armate hanno preso il potere in Sudan ad aprile, destituendo il trentennale autocrate, Omar al-Bashir, dopo quattro mesi di proteste anti-governative.

Inizialmente acclamato come liberatore, il Consiglio militare transitorio ha intavolato negoziati con il movimento di protesta ma i colloqui sono naufragati sulla struttura del governo ad interim.

Lo sgombero del sit-in che esercitava pressione sulle trattative davanti al quartier generale delle forze armate a Khartoum è stato sgomberato causando oltre 100 morti.

"Penso che questi negoziati non andranno bene", dato che i manifestanti "si comportano come bambini" e non "come politici adulti", ha sostenuto Khalig, che è anche capo delle forze armate.

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