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Il rafforzamento del franco dopo l'abbandono della soglia minima di cambio con l'euro da parte della Banca nazionale svizzera (BNS) in gennaio non ha praticamente effetti sul livello dei salari elvetici di quest'anno. È perlomeno quanto indica un'inchiesta realizzata dalla società di consulenza internazionale Towers Watson presso i dirigenti di 46 aziende domiciliate in Svizzera e attive a livello internazionale con un organico complessivo di oltre 90'000 persone in tutta la Confederazione.

Più dei quattro quinti (84%) degli interrogati afferma che non modificheranno gli aumenti di paga previsti. Che solo il 16% preveda tagli alla massa salariale si spiega col fatto che i negoziati sulla busta paga per quest'anno sono conclusi da tempo.

Diverso il discorso per i dipendenti all'estero, che in parte dovranno fare i conti con aumenti di stipendio più contenuti del previsto. Ma il fenomeno non è direttamente legato alla decisione della BNS: le decisioni in materia da parte delle società intervistate sono state prese in seguito a tendenze inflazionistiche, spiega Towers Watson.

La situazione dei dipendenti svizzeri rischia però di peggiorare nel 2016. Il 70% dei manager interrogati non esclude, nel caso in cui il franco dovesse mantenersi forte, una delocalizzazione di parte delle attività all'estero. Il 13% pensa persino al trasloco al di fuori delle frontiere nazionali dell'insieme del gruppo.

Gli imprenditori hanno nel cassetto anche altri possibili provvedimenti: stop delle assunzioni, rinuncia ad aumenti salariali, disoccupazione parziale o estensione della durata del lavoro. Il 3% pensa a salari in euro per i frontalieri, mentre il 23% su questo aspetto è indeciso.

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SDA-ATS