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Sulla Grecia pressing dell'UE

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 giugno 2011 - 21:27
(Keystone-ATS)

Dopo avere ripetuto in tutte le lingue che per evitare il fallimento della Grecia non esiste un piano B, tra i leader europei cresce la preoccupazione che il parlamento greco non riesca, il prossimo 28 giugno, ad approvare il programma di tagli e riforme per 28,4 miliardi di euro, ritenuto una condizione necessaria per sbloccare l'ultima tranche di aiuti di 12 miliardi e spianare la strada ad un salvataggio bis da parte dei paesi della zona dell'euro e del Fondo monetario internazionale.

L'approvazione del piano è considerata "cruciale" dai leader della Ue, che hanno puntato tutto sulla loro capacità di persuasione politica per convincere i greci a fare la loro parte, rifiutando di prendere in considerazione uno scenario diverso. "Tutte le condizioni devono realizzarsi e nessuno deve pensare che c'è un piano B. Se la Grecia fa quello che deve fare, noi faremo quello che dobbiamo fare. Non è una minaccia, ma solo la conferma che stiamo continuando il nostro sforzo", ha detto il premier del Lussemburgo Jean-Claude Juncker al suo arrivo al Vertice Ue, dove la Grecia tiene banco, anche se non è nell'agenda dei lavori e non sono attese decisioni.

Il caso Atene ha dominato il pre-vertice del Ppe, la famiglia popolare europea alla quale fa riferimento la maggioranza dei capi di stato e di governo, al quale ha partecipato anche il principale leader dell'opposizione greca, Antonis Samaras, contrario a dare luce verde al piano senza modifiche sostanziali. "Sono a favore della riduzione del debito in Grecia, ma l'insieme di misure che vuole mettere in atto il governo socialista pretende di imporre più tasse ad una economia che sta attraversando un momento di depressione senza precedenti", ha detto motivando la sua contrarietà.

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