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Suu Kyi libera: Amnesty, siano liberati tutti i prigionieri

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 novembre 2010 - 13:18
(Keystone-ATS)

LONDRA - "Il rilascio di Aung San Suu Kyi è certamente una notizia positiva, anche se segna solo la fine di una sentenza ingiusta ed estesa illegalmente. Rimane il fatto che lei e gli altri prigionieri di coscienza non avrebbero mai dovuto essere arrestati". lo ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International.
"Questa volta - si legge in un comunicato - le autorità devono garantire la sicurezza di Aung San Suu Kyi. Devono anche porre fine alla perenne ingiustizia dell'imprigionamento per motivi politici. La comunità internazionale (tra cui la Cina, l'India, l'Associazione delle nazioni del sud-est asiatico e le Nazioni Unite) deve agire in modo congiunto per impedire al governo di Myanmar di reprimere gli oppositori politici. Il rilascio di Aung San Suu Kyi non deve far dimenticare gli altri prigionieri di coscienza".
Amnesty riconda che in Birmania "vi sono attualmente oltre 2200 prigionieri politici, condannati sulla base di norme vaghe, utilizzate sovente per criminalizzare il dissenso politico e detenuti in condizioni agghiaccianti, con cibo e servizi igienici inadeguati e senza cure mediche. Molti di essi sono stati torturati nel corso degli interrogatori e subiscono ancora torture da parte del personale penitenziario".

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