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Svizzera blocca altri 18 milioni di fondi siriani

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 settembre 2011 - 17:21
(Keystone-ATS)

La Svizzera ha bloccato altri 18 milioni di franchi di fondi appartenenti ad esponenti del regime di Damasco o al loro entourage. La somma totale degli averi siriani congelati ammonta ora a 45 milioni di franchi.

La portavoce della Segreteria di stato dell'economia (SECO) Marie Avet ha confermato oggi all'ats la notizia pubblicata dal domenicale della svizzera centrale "Zentralschweiz am Sonntag", che già aveva rivelato il blocco di 27 milioni lo scorso 3 luglio.

Allineandosi all'Unione europea, il governo svizzero ha approvato il 18 maggio e poi esteso il 24 maggio e il 16 agosto un'ordinanza che prevede il blocco dei fondi di personalità appartenenti al regime siriano e a loro famigliari, restrizioni di viaggio e il divieto di esportazione di materiale militare verso la Siria. La cerchia delle persone prese di mira è stata ampliata a più riprese, precisa Marie Avet. La lista completata il 18 agosto comprende il presidente Bashar al Assad e altre 34 persone, più quattro imprese e organizzazioni.

Berna non ha ancora indicato se adotterà anche l'ultimo pacchetto di sanzioni deciso dall'Ue all'inizio di settembre, che prevede anche per la prima volta un embargo contro il petrolio siriano.

Libia: sbloccata tranche di 1,5 milioni

La Svizzera ha anche sbloccato una prima piccola tranche di fondi libici congelati nell'ambito delle sanzioni contro il regime di Muammar Gheddafi, per un ammontare di 1,5 milioni di franchi. "Gli averi sbloccati appartengono a tre imprese libiche. Queste possono di nuovo disporne liberamente", ha indicato la portavoce della SECO, confermando una notizia della "NZZ am Sonntag". Marie Avet non ha voluto precisarne il nome.

Il Dipartimento federale dell'economia pubblica ha stralciato la settimana scorsa 27 imprese dalla lista delle sanzioni anti Gheddafi. La maggior parte dei 650 milioni di franchi di fondi libici bloccati in Svizzera rimane tuttavia sotto il controllo di Berna. La presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey ha manifestato l'intenzione di sbloccare 350 milioni. Per farlo Berna ha però bisogno del nullaosta del comitato delle sanzioni delle Nazioni Unite.

Banché il governo transitorio libico controlli ormai buona parte del paese, Berna non prevede per il momento l'invio di una missione economica: "la situazione in Libia continua ad essere incerta. Dovesse stabilizzarsi, la SECO considererà l'avvio di un dialogo con il nuovo governo libico sulle questioni economiche", ha precisato la portavoce.

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