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Svizzera deve risarcire ex asilante per detenzione abusiva

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 dicembre 2010 - 17:21
(Keystone-ATS)

LOSANNA - La Svizzera è stata condannata dalla Corte europea dei diritti umani a versare un risarcimento di 10'000 euro ad un ex richiedente l'asilo bosniaco, posto in detenzione dalle autorità vodesi dopo aver rifiutato di ottemperare ad una decisione di rimpatrio.
Giunto in Svizzera nel 1997 con la moglie dopo aver vissuto nell'enclave di Srebrenica durante la guerra, la coppia ha avuto quattro figli prima di essere colpita da un provvedimento di rimpatrio, consecutivo al rifiuto della sua domanda d'asilo. Nel 2005, dopo aver rifiutato di ottemperare alla decisione di rimpatrio, l'uomo era stato arrestato e incarcerato per 22 giorni.
Nella loro decisione pubblicata oggi, i giudici di Strasburgo ritengono che tale detenzione non rispetti le vie legali. Secondo la Corte, non vi era alcun motivo di supporre che il richiedente l'asilo - padre di una famiglia numerosa e con la moglie afflitta da turbe psichiche dovute alla guerra - si sarebbe "sottratto al rimpatrio".
Contrariamente a quanto sostenuto dal Tribunale cantonale vodese, il fatto ch'egli abbia rifiutato a più riprese di lasciare la Svizzera non dev'essere interpretato come un'intenzione di "sottrarsi" alla decisione di rimpatrio. L'uomo - rileva Strasburgo - ha declinato le proprie generalità al momento dell'arrivo in Svizzera, ha depositato i documenti d'identità e si è sempre presentato alle convocazioni delle autorità cantonali.

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