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Svizzera-Italia: "Governo non rimanga in attesa", Dini

Questo contenuto è stato pubblicato il 16 settembre 2011 - 16:49
(Keystone-ATS)

"E' arrivato il tempo di porre fine alle tensioni in atto" tra Berna e Roma. Esprimendosi davanti alla stampa al termine dell'odierno incontro parlamentare italo-svizzero, il presidente della Commissione Esteri del Senato italiano Lamberto Dini ha detto che "il governo non può più rimanere in attesa. L'auspicio è che si possa riaprire un tavolo di negoziato per trovare una soluzione al problema fiscale tra Italia e Svizzera".

L'accordo dovrà consentire una tassazione sui fondi delle persone fisiche e giuridiche depositati nelle banche della Confederazione elvetica, ha aggiunto Dini. "Questo è l'auspicio e su questo spingeremo il governo a operare. Occorre al più presto riprendere il tavolo del negoziato".

Il presidente della Commissione Affari Esteri si è detto "fiducioso che il negoziato si avvierà presto" e ha ricordato che il ministro italiano dell'Economia, Giulio Tremonti, nel corso di un intervento in Senato si era espresso favorevolmente agli accordi.

Quanto alla tempistica, Dini ha ricordato che "una delle mozioni approvate dal Parlamento prevede di chiudere il negoziato entro il 31 marzo 2012": in tal modo l'accordo con l'Italia entra in vigore in linea con quello della Germania e della Gran Bretagna.

Dini ha spiegato che non esiste ancora una stima precisa del valore dei fondi italiani depositati in Svizzera. "Se si trattasse di 100-200 miliardi, ammettendo che rendano il 5-6%, sarebbe plausibile stimare che il gettito sarebbe nel giro di "miliardi".

Dal canto suo, l'ambasciatore svizzero in Italia, Bernardino Regazzoni, ha confermato la "disponibilità di Berna ad avviare un negoziato con Roma per un accordo di doppia imposizione sulla base degli standard Ocse e in seguito per un'intesa più avanzata come quella siglata da Germania e Gran Bretagna".

Nel corso della conferenza stampa al termine dell'incontro odierno a Palazzo Madama delle delegazioni parlamentari italo-svizzere, l'ambasciatore elvetico ha quindi auspicato che "dal lato italiano venga la disponibilità a sedersi attorno a un tavolo per affrontare il problema".

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