Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

Swiss Life consiglia di usare pseudonimi svizzeri a suoi dipendenti di call center il cui nome e cognome suonano troppo stranieri.

KEYSTONE/GAETAN BALLY

(sda-ats)

Swiss Life consiglia di usare pseudonimi svizzeri a suoi dipendenti di call center il cui nome e cognome suonano troppo stranieri: lo ha confermato lo stesso assicuratore alla "SonntagsZeitung", che aveva condotto un'inchiesta al riguardo.

Nove dipendenti su 19 del "centro di contatto" di Zurigo lavorano attualmente con pseudonimi tipo Tobias Wenger o Selina Kunz invece di nomi e cognomi balcanici o ancor più esotici, riferisce il domenicale zurighese.

Un giornalista della "SoZ", per la sua inchiesta, si è rivolto all'ufficio del personale di Swiss Life fingendo di essere uno studente di origine serba, pur assicurando di parlare svizzerotedesco senza accento, e l'ufficio gli ha risposto per mail proponendogli un "alias".

L'assicuratore ha confermato questa pratica, assicurando che è su base "esclusivamente volontaria" e che è in vigore da 21 anni, ossia dal 1996, anche per dipendenti che sono nati in Svizzera o vi sono cresciuti, poco importa se abbiano anche il passaporto rossocrociato. Swiss Life sostiene che i clienti capiscono meglio nomi e cognomi che appaiono loro più familiari e che in nessun modo si vogliono discriminare gli stranieri.

Secondo l'assicuratore anche in altri grandi centri di consulenza telefonica l'uso di pseudonimi è "pratica corrente". Un'affermazione che diversi gestori di call center interpellati dalla "SonntagsZeitung" hanno smentito. "Un simile modo di fare non è tollerabile", ha detto al domenicale Dieter Fischer, presidente dell'associazione di categoria Callnet.

Allo stesso modo si esprime Martine Brunschwig Graf, presidente della Commissione federale contro il razzismo (CFR). Si tratta di una pratica "problematica" e "deplorevole", ha detto alla "SoZ" l'ex consigliera nazionale (PLR/GE). A suo avviso essa rafforza l'immagine che un nome che suona straniero sia uno svantaggio "e non appartiene così veramente alla Svizzera".

"Nel mondo del lavoro elvetico un nome straniero è un chiaro svantaggio", afferma la sociologa neocastellana Rosita Fibbi interpellata dal domenicale zurighese: già nella ricerca di un impiego le persone con un nome che suona straniero hanno meno opportunità di successo.

E lo stesso vale per la ricerca di un'abitazione. Citando l'ultimo rapporto dell'Ufficio federale di statistica sull'integrazione, il domenicale rileva che le persone d'origine straniera, oltre ad avere più difficoltà nel trovare un appartamento, per una serie di ragioni finiscono per pagarlo quasi il 10 per cento in più degli svizzeri d'origine.

SDA-ATS