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Il Dipartimento federale dell'energia (DATEC) deve esaminare la domanda di chiusura della centrale atomica di Mühleberg (BE) inoltrata dai residenti della zona dopo la catastrofe di Fukushima. Lo ha deciso il Tribunale amministrativo federale (TAF) dando ragione, per la seconda volta in pochi mesi, agli oppositori del nucleare.

Lo scorso marzo, il TAF aveva deciso che imperativi di sicurezza imponevano una limitazione dell'utilizzo della centrale al giugno 2013. Parallelamente a questa procedura, attualmente pendente al Tribunale federale (TF), il TAF si è occupato di un secondo ricorso, che contesta una decisione di non entrata in materia presa dal DATEC.

Spaventati dagli eventi in Giappone, risalenti al marzo 2011, i "vicini" della centrale hanno chiesto al Dipartimento di riconsiderare i permessi per l'impianto bernese. I dubbi riguardano in particolare lo stato del mantello del reattore. Secondo gli oppositori, vi sarebbero numerosi punti critici in caso di sisma, legati fra le altre cose all'insufficienza del sistema di raffreddamento. Il Dipartimento ha però deciso di non entrare in materia.

Di fronte al ricorso degli anti-nucleare, il TAF ha deciso di dare ragione a quest'ultimi, invitando il DATEC ad occuparsi del caso. Anche questa volta il verdetto è impugnabile, e potrebbe essere portato di fronte al TF.

Secondo il TAF, il Dipartimento è obbligato per legge a rivedere un'autorizzazione di questo genere in caso di indizi concreti che possano far sospettare la necessità di una chiusura. La sorveglianza garantita dell'Ispettorato federale della sicurezza nucleare non modifica questo concetto, sostengono i giudici.

Già nel verdetto dello scorso marzo era stata data priorità alla sicurezza, che secondo la corte giustifica una limitazione dei permessi a Mühleberg. In quel caso, sia la BKW FMB Energie - gestore dell'impianto - che il DATEC hanno fatto ricorso, vedendosi tuttavia negato dal TF l'effetto sospensivo.

Il DATEC si dichiara "non sorpreso" dal verdetto del TAF e non ha ancora deciso se impugnare la sentenza.

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SDA-ATS