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Tassi, solo per un esperto su cinque nel 2025 torneranno positivi

Tassi sotto zero ancora per molto? KEYSTONE/ENNIO LEANZA sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 15 gennaio 2020 - 14:48
(Keystone-ATS)

Tassi negativi anche fra cinque anni in Svizzera? Non è da escludere, visto che solo il 20% di un gruppo di esperti interpellati nell'ambito di un sondaggio prevede che nel 2025 saranno in territorio positivo.

Il 43% del campione - 126 economisti di 19 istituzioni, interpellati dal Centro di ricerca congiunturale del Politecnico di Zurigo (KOF) in collaborazione con la Neue Zürcher Zeitung, che oggi pubblica i risultati - ritiene che i tassi si troveranno vicino allo zero, mentre il 24% pensa che si muoveranno al livello attuale (-0,75%). Ma c'è anche chi li vede ancora più negativi (3%) e chi preferisce non esprimersi sul tema (10%).

La comunità scientifica sembra peraltro avere un giudizio per nulla unanime sull'efficacia degli interessi sotto lo zero praticati dalla Banca nazionale svizzera (BNS). Il 10% vede chiaramente più vantaggi, il 28% un po' più di vantaggi, per un totale del 38%, mentre gli svantaggi predominano per il 36% (un po' 22%, nettamente 14%). Il 20% osserva una situazione di equilibrio e il 6% non risponde.

Una delicata domanda è: quanto può spingersi ancora in territorio negativo la BNS prima che i clienti delle banche comincino a ritirare i soldi dagli istituti e li tengano in contante? Il 34% vede questa soglia al -1,0%, il 9% al -1,25% e il 19% a valori ancora inferiori; il 9% scommette sul -0,75% e il 6% su valori superiori; il 23% non dà risposta.

L'opinione della BNS secondo cui il franco è attualmente sopravvalutato non fa la maggioranza: è condivisa solo dal 38% (leggermente 32%, chiaramente 6%). Il 35% ritiene che la valuta elvetica abbia un valore equo e il 16% che sia sottovalutato (leggermente 14%, chiaramente 2%).

In generale la politica monetaria della BNS viene ritenuta adeguata dal 44% degli interpellati, troppo espansiva da un analogo 44% e troppo restrittiva dal 6%. Per la Federal Reserve i rispettivi dati sono 37%, 52%, 3%. Più severo è il giudizio sulla Banca centrale europea: 28%, 56%, 10%.

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