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Il Tribunale federale (TF) ha confermato la condanna per violazione della norma antirazzismo, commessa con un tweet islamofobo, pronunciata dalla giustizia cantonale zurighese contro un ex esponente dell'UDC del capoluogo.

Nel giugno del 2012, l'uomo aveva pubblicato il "cinguettio" seguente: "Forse ci vorrebbe ancora una Notte dei cristalli .... questa volta per le moschee".

Con la locuzione "Notte dei cristalli" viene indicato il pogrom nazista compiuto tra il 9 e 10 novembre 1938 in Germania, Austria e Cecoslovacchia. Furono distrutte, in buona parte dandole alle fiamme, quasi tutte le sinagoghe, fatti a pezzi vetrine e negozi di ebrei e assassinate centinaia di persone di confessione giudaica.

L'ex politico pubblicò il tweet in relazione alla notizia dell'assoluzione del segretario della Comunità islamica di Basilea. In un documentario realizzato dalla televisione svizzerotedesca, quest'ultimo aveva giustificato, invocando argomentazioni religiose, le percosse inflitte da un marito alla moglie per obbligarla a fare sesso.

Il Tribunale cantonale zurighese ha condannato l'uomo lo scorso aprile a una pena pecuniaria di 75 aliquote giornaliere di 120 franchi ciascuna e a una multa di 1800 franchi. I giudici di Losanna confermano la condanna.

Il Tribunale distrettuale di Uster (ZH) in prima istanza era arrivato alla conclusione che l'accusato "ha screditato la comunità musulmana". Con il riferimento alla Notte dei cristalli, che viene presentata come qualcosa di "accettabile" ha inoltre implicitamente "giustificato il genocidio nei confronti degli ebrei". La corte aveva ampiamente seguito le richieste della pubblica accusa, che chiedeva una pena pecuniaria sospesa di 90 aliquote da 120 franchi e una multa di 2000 franchi.

In una sentenza pubblicata oggi, il TF indica che propositi come quelli dell'ex politico non possono essere tollerati. L'uomo era obbligatoriamente a conoscenza della portata delle sue affermazioni. Per i giudici queste ultime "sviliscono persone e gruppi di persone a causa della loro etnia e della loro religione (...), attentano alla dignità umana" e "giustificano crimini commessi contro l'umanità".

I contenuti che lo zurighese ha pubblicato sulla rete sociale appartengono alla categoria dei "discorsi di odio" e non sono protetti dalla libertà di stampa, sostiene la corte di Losanna.

Benché rapidamente cancellato, il tweet fu ripreso dagli organi di stampa, sollevando accese reazioni. Nel giro di pochi giorni, l'autore - che era membro del comitato direttivo di una sezione UDC della città di Zurigo, nonché membro della commissione scolastica dello "Zürichberg", il quartiere "altolocato" della città sulla Limmat - si scusò e annunciò il ritiro da tutti i mandati. La vicenda gli fece pure perdere il posto di lavoro.

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SDA-ATS