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L'UDC ha preso atto oggi "con costernazione" della sentenza del Tribunale federale contro il suo ex segretario Martin Baltisser e la sua supplente Silvia Bär per la controversa inserzione pubblicitaria sui kosovari violenti.

Si tratta di una sentenza "assurda" la cui dimensione politica "va ampiamente oltre il contenuto effettivo della vicenda", afferma in un comunicato.

"Ogni giornalista dovrà in futuro chiedersi seriamente se osare ancora pubblicare un titolo che sintetizza una informazione", scrive l'Unione democratica di centro. "Titoli che compaiono ogni giorno sulla stampa, come "Schweizer überfahren Mädchen" (Svizzeri investono una ragazza", '20 Minuten' del 24 febbraio 2016), riferendo di un caso particolare e citanti una nazionalità, potranno in futuro avere conseguenze penali", paventa l'UDC.

Il Tribunale federale - prosegue - "ha aggiunto oggi un capitolo supplementare alla storia incresciosa dell'applicazione confusa della norma penale contro il razzismo". L'obiettivo di questo articolo del Codice penale, ossia agire contro le persone che negano l'olocausto o incitano all'odio razziale, "è sempre più usato a sproposito" e "succede esattamente quel che le autorità avevano negato al momento dell'introduzione", sostiene il partito.

La nota conclude indicando che i due condannati accettano il giudizio della corte suprema del paese e che non intendono ricorrere alla Corte europea di diritti dell'uomo di Strasburgo, "sebbene una simile azione avrebbe buone possibilità di andare a buon fine come testimoniano esempi recenti": "Tocca infatti al Tribunale federale svizzero giudicare in ultima istanza l'applicazione del diritto svizzero approvato democraticamente - che queste sentenze piacciano o no".

SDA-ATS

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