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La giustizia zurighese non avrebbe dovuto minacciare due giornalisti di sanzioni nel caso in cui avessero pubblicato la foto di un ex politico UDC autore di un tweet islamofobo. Il Tribunale federale ha annullato la decisione in proposito.

Nel maggio del 2014, durante un processo che ha coinvolto l'ex politico della città di Zurigo, la corte di prima istanza aveva proibito ai cronisti di pubblicare l'identità, l'età, la foto o l'indirizzo del suo blog nonché di rendere noto il suo datore di lavoro, pena un'ammenda di 1000 franchi.

Il politico in questione nel giugno 2012, tramite un tweet, aveva dichiarato la necessità di una nuova Notte dei cristalli (la devastazione da parte dei nazisti di sinagoghe e negozi ebraici, che ha provocato diverse vittime, ndr.), "questa volta contro le moschee".

Lo scorso marzo, dopo un ricorso dei giornalisti contro i divieti imposti, il Tribunale superiore del cantone ha annullato il divieto di pubblicare nome ed età dell'imputato, ma ha mantenuto l'ammenda di 1000 franchi in caso di violazione degli altri veti.

In ultima istanza, il TF ha però annullato ogni tipo di censura, sottolineando che la libertà di stampa è un diritto costituzionale. Il Codice penale prevede le porte chiuse solo in alcuni casi, e i giornalisti possono comunque assistere a determinate condizioni.

Il processo in questione era pubblico, sottolineano i giudici di Losanna. Il divieto imposto è pertanto da considerarsi ancora meno ammissibile, poiché i cronisti beneficiano di un accesso privilegiato rispetto al resto del pubblico.

Inoltre, lo stesso politico ha cercato pubblicità sul suo blog. Il divieto di pubblicare l'indirizzo risulta quindi del tutto incomprensibile, conclude il TF.

Tre settimane fa, il TF aveva definitivamente confermato la condanna per discriminazione razziale contro l'uomo, che nel frattempo ha lasciato l'UDC. Dopo rivelazioni del giornale "20 Minuten", si era già scusato pubblicamente.

(Sentenza 1B_169/2915 e 1B_177/2015 del 6 novembre 2015)

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SDA-ATS