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Una fotografia di Erwin Sperisen quando era ancora a capo della polizia guatemalteca

KEYSTONE/EPA EFE/LUIS ECHEVERRIA

(sda-ats)

La giustizia ginevrina dovrà giudicare nuovamente Erwin Sperisen.

Il Tribunale federale (TF) ha infatti parzialmente accolto il ricorso dell'ex capo della polizia nazionale civile del Guatemala accusato dell'esecuzione extragiudiziale di dieci detenuti nel paese centroamericano fra il 2005 e il 2006. La condanna all'ergastolo è annullata.

Rifugiatosi in Svizzera con la famiglia nel 2007, Erwin Sperisen era stato arrestato nell'agosto 2012 a Ginevra in seguito alle accuse mosse contro di lui da diverse associazioni. Da allora si trova in prigione.

Nel 2014 Sperisen, cittadino svizzero e guatemalteco, era stato condannato all'ergastolo dal Tribunale criminale di Ginevra per assassinio in relazione all'uccisione di sette prigionieri del penitenziario di Pavon, vicino a Città del Guatemala, durante un'operazione ("Pavo Real") per mettere fine a una rivolta nel 2006.

In seconda istanza il Tribunale cantonale l'aveva condannato pure all'ergastolo per l'uccisione dei sette detenuti nonché di tre altri carcerati, ammazzati l'anno prima durante l'operazione "Gavilan" condotta in relazione a un'evasione di massa dalla prigione "El Infiernito". Sperisen aveva quindi fatto ricorso al TF contro il verdetto nel settembre del 2015.

In un dispositivo di un centinaio di pagine si legge che i giudici dell'alta corte hanno respinto il ricorso in particolare in relazione alla richiesta di Sperisen di non ammettere alla madre di una delle vittime del carcere di Pavon di costituirsi parte civile.

Senza successo anche numerose altre obiezioni dell'ex capo della polizia guatemalteca con cui egli cercava di sostenere la propria tesi secondo cui le sette uccisioni nel penitenziario di Pavon si sono svolte durante un conflitto armato tra le forze dell'ordine e i carcerati. Basandosi sui numerosi documenti contenuti nel dossier del ministero pubblico ginevrino il TF ha respinto le contestazioni o non è nemmeno entrato in materia.

In base ai giudici losannesi l'istanza precedente ha potuto ritenere senza arbitrio che si sia trattato di uccisioni pianificate, condotte nel quadro di un'operazione parallela a quella ufficiale da un commando composto di forze di polizia e persone esterne.

Per quel che concerne la determinazione della responsabilità di Sperisen per tali eventi il TF è giunto alla conclusione che nel procedimento cantonale all'imputato non sono state concesse a sufficienza le garanzie previste dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU).

In particolare non è stato rispettato il diritto dell'ex capo della polizia guatemalteca a un confronto con importanti testimoni a carico riguardo a fatti rilevanti. Non sono inoltre compatibili con la CEDU le spiegazioni del Tribunale cantonale se si basano sugli elementi raccolti dalla Commissione internazionale contro l'impunità nel Guatemala (CICIG): il contenuto delle sue indagini e le prove non sono note con precisione.

Il TF ha anche considerato arbitrario il riconoscimento da parte della corte di certe prove e insufficiente la motivazione della sentenza.

Per quanto concerne l'operazione "Gavilan", i giudici di Mon Repos ritengono violato il principio accusatorio: il Tribunale cantonale ha motivato la responsabilità di Sperisen in queste uccisioni anche con il fatto che egli abbia partecipato alla tortura di detenuti. Nell'atto d'accusa mancano però spiegazioni in merito.

(sentenza 6B_947/2015 del 29 giugno 2017)

SDA-ATS