Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

LOSANNA - La SUVA non porta alcuna responsabilità nella morte per cancro di un uomo professionalmente in contatto con l'amianto fra il 1965 e il 1978. Il Tribunale federale ha dichiarato prescritta la richiesta d'indennizzo presentata dalla moglie cinque giorni dopo il decesso del marito, avvenuto nel 2005.
La domanda di riparazione - precisa la Corte suprema nella sentenza pubblicata oggi - avrebbe dovuto essere inviata al più tardi nel 1988, come prescrive il termine assoluto di dieci anni a decorrere dalla fine del danno, previsto dalla legge sulla responsabilità della Confederazione.
La donna ha argomentato che nel 1988 non poteva minimamente immaginare che il marito si sarebbe ammalato: la malattia è stata individuata nel maggio 2004 ed ha portato al decesso un anno e mezzo dopo. In simili condizioni - ha osservato - rispettare il termine legale di dieci anni è manifestamente impossibile.
Il Tribunale federale riconosce che in casi di questo genere le pretese della vittima possono essere prescritte ancor prima che il danno si sia verificato. Giustifica tuttavia il mantenimento del termine di prescrizione con la difficoltà di stabilire e di dimostrare i fatti quando sono trascorsi svariati anni.
La situazione legale potrebbe cambiare in futuro: nel 2008 le Camere federali hanno approvato una mozione volta a prolungare i termini di prescrizione applicabili agli atti illeciti. Ciò potrebbe consentire alle vittime dell'amianto di chiedere una riparazione anche dopo numerosi anni.

Neuer Inhalt

Horizontal Line


swissinfo IT

Unitevi alla nostra pagina Facebook in italiano

subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.









SDA-ATS