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Il maxi-processo in corso a Kreuzlingen (TG) nei confronti di 14 persone, accusate a vario titolo di omicidio intenzionale, traffico di migranti e di droga, è stato sospeso fino alla fine d'aprile.

KEYSTONE/ENNIO LEANZA

(sda-ats)

A tre settimane dall'apertura, il maxi-processo in corso a Kreuzlingen (TG) nei confronti di 14 persone accusate a vario titolo di omicidio intenzionale, traffico di migranti e di droga è stato sospeso fino alla fine d'aprile.

Durante l'interruzione, il Tribunale distrettuale dovrà esaminare i protocolli degli oltre 500 interrogatori effettuati in fase istruttoria. Secondo il presidente del tribunale, il riesame è legato a presunte inadempienze del Ministero pubblico, che non si è preoccupato di chiarire se le persone venivano interrogate in qualità di imputati o di testimoni.

Il problema riguarda in particolare un 38enne che per la pubblica accusa ha assunto il ruolo di teste principale, ma che è sospettato anche di aver partecipato direttamente all'omicidio di un 53enne svizzero beneficiario dell'AI, ucciso il 20 novembre 2010 a Kümmertshausen (TG).

Quello in corso a Kreuzlingen è il più complesso processo penale mai celebrato nel canton Turgovia. Gli atti riempiono più di 450 classificatori federali. È probabile che la data della sentenza, inizialmente prevista per la fine di novembre, dovrà essere spostata al mese di febbraio 2018, ha precisato il presidente del tribunale.

Il delitto di Kümmertshausen portò gli inquirenti sulla pista di un'organizzazione criminale dedita al traffico di migranti e di droga, costituita essenzialmente da curdi di Turchia.

Stando all'atto d'accusa, lo svizzero si era rivolto al capo dell'organizzazione criminale, un iracheno oggi 47enne, per chiedere aiuto in favore di un amico arrestato in Grecia per traffico di migranti. L'iracheno promise di fornire un avvocato e proteggere la famiglia che viveva nel canton Turgovia, in cambio lo svizzero avrebbe dovuto nascondere 2,5 chili di eroina nella sua casa a Kümmertshausen.

L'amico arrestato in Grecia rimase però in prigione e dopo alcuni mesi l'uomo minacciò di denunciare l'iracheno alla polizia. Il capo dell'organizzazione chiese quindi a tre dei suoi uomini di mettere a tacere l'accusatore e di recuperare la droga.

SDA-ATS

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