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È iniziato oggi in una Corte militare di Bangkok il processo contro due stranieri accusati di essere i responsabili dell'attentato nel centro della capitale lo scorso 17 agosto, costato 20 morti.

Accuse che gli imputati negano, professandosi innocenti e sostenendo di essere stati torturati dalla polizia per estorcere la loro confessione.

Bilal Mohammad (31 anni) e Mieraili Yusufu (27), cinesi di etnia uigura, devono fronteggiare otto capi d'accusa, tra cui quella di omicidio premeditato. Nonostante altri 15 mandati di arresto pronti da settembre, la polizia thailandese non ha annunciato altri progressi nelle indagini.

Senza mai utilizzare la parola "terrorismo", anche per le possibili conseguenze sugli arrivi turistici, la tesi delle autorità di Bangkok è che i due imputati facessero parte di un'organizzazione di trafficanti di esseri umani, che avrebbe organizzato l'attentato al santuario Erawan per vendicarsi di un giro di vite contro la loro attività. Tale movente è considerato altamente improbabile dalla maggior parte degli analisti.

Poche settimane prima dell'attentato, la Thailandia aveva deportato 109 uiguri rispedendoli in Cina, attirandosi le ire della diaspora e le critiche delle organizzazioni per i diritti umani, data la pesante discriminazione da parte di Pechino verso questa minoranza di religione musulmana.

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SDA-ATS