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Il Senato thailandese ha respinto all'unanimità una controversa legge di amnistia per reati politici, che nelle ultimi dieci giorni ha portato in piazza a Bangkok decine di migliaia di persone contro il governo di Yingluck Shinawatra.

Arrivata con 141 voti, la bocciatura del Senato - formato per metà da rappresentanti nominati, oltre a un'altra metà di eletti dal popolo - significa che il provvedimento tornerà ora alla Camera, dove il partito di governo Puea Thai gode della maggioranza assoluta. La Camera, dove il testo era stato approvato all'unanimità in un'aula boicottata dall'opposizione, potrà eventualmente decidere di ripresentare la legge al Senato ma solo dopo 180 giorni.

Il fatto rappresenta una clamorosa sconfitta politica e un pesante errore di calcolo per il governo di Yingluck Shinawatra, il cui fratello maggiore Thaksin - ex premier condannato per corruzione in seguito al colpo di stato che lo rovesciò nel 2006 - sarebbe potuto tornare in patria da uomo libero una volta che l'amnistia fosse entrata in vigore.

Tale prospettiva ha rinvigorito l'opposizione rappresentata dal Partito democratico, sempre sconfitto alle urne negli ultimi 12 anni da Thaksin, che considera un populista corruttore causa di svariati mali della Thailandia. L'entusiasmo generato dalle manifestazioni nella capitale, tuttora in corso e frequentate in particolare dalla classe medio-alta, è un patrimonio di inerzia che i Democratici non sembrano intenzionati a sprecare, dato che ormai chiedono apertamente le dimissioni di Yingluck a prescindere dalla conclusione della questione amnistia.

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SDA-ATS