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La polizia thailandese ha arrestato un sindaco e sospeso dal servizio 50 ufficiali di polizia in relazione ai ritrovamenti di diversi campi abbandonati, comprese diverse fosse per un totale di 33 corpi

Nei campi erano imprigionati migranti clandestini provenienti in gran parte dalla Birmania e dal Bangladesh. Lo riferisce il "Bangkok Post", citando il capo della polizia nazionale Somyot Poompanmoung.

Il giro di vite, annunciato oggi dallo stesso Somyot, conferma i sospetti delle maggiori organizzazioni per i diritti dell'uomo, che da tempo accusano le autorità thailandesi di essere complici dei trafficanti. Somyot oggi non ha usato mezze parole per intimare ad eventuali altri ufficiali coinvolti: "se state ancora sostenendo i network dei trafficanti, o beneficiando da essi, le vostre teste cadranno", ha detto a una riunione d'emergenza con i più alti responsabili di polizia.

L'uomo arrestato è il primo cittadino di Padang Besar, al confine con la Malaysia, dove nell'ultima settimana sono stati rinvenuti i resti dei migranti. Si crede che la maggioranza di essi siano musulmani di etnia Rohingya in fuga dalla Birmania, dove sono sistematicamente discriminati, mentre altri provenivano dal Bangladesh.

Il sud della Thailandia è sulla rotta di decine di migliaia di migranti che si affidano a precari barconi per raggiungere la musulmana Malaysia. Se intercettati dai trafficanti thailandesi, tuttavia, i migranti finiscono spesso prigionieri in attesa del pagamento di un riscatto da parte delle famiglie, oppure vengono costretti in schiavitù in particolare nel settore della pesca.

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SDA-ATS