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Nove tibetani sono stati messi sotto processo ieri nella provincia cinese del Gansu con l'accusa di aver spinto un uomo ad immolarsi per la causa tibetana lo scorso mese di novembre. Secondo quanto riferisce Radio Free Asia, l'udienza si è svolta sotto lo stretto controllo delle forze dell'ordine nella contea di Luchu (in cinese Luqu).

Non è stato reso noto quali accuse siano state con esattezza contestate ai nove imputati ma si ritiene che siano ritenuti responsabili di aver incoraggiato Tsering Tashi, un uomo di 31 anni, padre di due bambine, ad immolarsi per l'indipendenza del Tibet lo scorso 29 novembre.

Solo uno dei nove tibetani messi alla sbarra è un monaco ma tutti provengono dallo stesso villaggio, quello di Dzamtsa Lotso nella contea di Luchu. Le autorità cinesi nelle scorse settimane hanno arrestato una dozzina di persone, tra cui alcuni monaci, in connessione con le immolazioni avvenute nei mesi scorsi. Alcune hanno già ottenuto condanne detentive, anche severe, fino a alla pena di morte con sospensione per due anni.

Intanto le zone dove si sono verificate le auto-immolazioni sono state messe sotto strettissima sorveglianza e sono state limitate le comunicazioni e gli spostamenti da e verso queste aree.

Solo ieri si era appreso che altri cinque tibetani (tre dei quali monaci) erano stati arrestati, sempre nel Gansu, per aver convinto tre uomini ad immolarsi ad ottobre e novembre scorso.

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SDA-ATS