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Toyota fa 'bingo' con l'Abenomics e la svalutazione dello yen centrando utili netti record, ma anche il fisco nipponico ha il suo 'jackpot' dato che il leader mondiale dell'auto tornerà a pagare le tasse per la prima volta dal 2008, dopo anni di forti perdite e profitti insufficienti.

"Essere capaci di pagare le imposte sulle società giuridiche significa che stiamo contribuendo alla nostra comunità", afferma Akio Toyoda, nella conferenza stampa di presentazione dei dati dell'esercizio 2013/14 chiuso lo scorso 31 marzo, vero 'annus mirabilis'. "Mi rende molto felice", rileva l'ultimo esponente della famiglia fondatrice, alla guida del gruppo dal 2009.

I motivi di soddisfazione sono molteplici, palpabili nella stipata hall della sede Toyota di Iidabashi, a Tokyo: i profitti netti spiccano un volo del 90%, a 1.823 miliardi di yen, circa 13,6 miliardi di euro ai tassi di cambio, mentre gli operativi salgono del 73,5%, a 2.290 miliardi, oltre il massimo storico di 2.270 miliardi del 2007 e alla vigilia del default di Lehman Brothers, in scia a vendite solide in Giappone e Nord America.

SDA-ATS