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Il Tribunale penale federale (TPF) ha condannato a una pena condizionale un produttore di armi svizzero per infrazione alla Legge federale sul materiale bellico (LMB) nell'ambito di una transazione con il Kazakhstan. La difesa intende fare ricorso.

Al responsabile della società è stata inflitta una pena pecuniaria di 100 aliquote giornaliere di 1500 franchi, con una condizionale di due anni. Il fabbricante d'armi di Thun (BE) dovrà comunque pagare una multa di 7500 franchi e la sua azienda un indennizzo di 30'000 franchi.

L'uomo, comparso oggi davanti alla corte con sede a Bellinzona, era accusato di aver falsificato dei certificati di esportazione per poter rifornire il regime kazako facendo passare il materiale per la Nuova Zelanda.

La denuncia della polizia giudiziaria federale è venuta dopo indicazione dell'ufficio investigativo doganale di Stoccarda, il quale aveva aperto un'indagine nei confronti di una società tedesca che vendeva armi e munizioni alle autorità kazake.

Secondo l'accusa, l'azienda tedesca acquistava armi anche presso il produttore elvetico. Quest'ultimo avrebbe spedito direttamente in Kazakhstan sei fucili da cecchino e numerose granate lacrimogene.

Per la "situazione dei diritti umani" nell'ex repubblica sovietica, la Segreteria di stato dell'economia (SECO) nel gennaio del 2008 non aveva dato il nullaosta all'esportazione del materiale, destinato all'unità anti-terrosimo "Arystan".

Un anno dopo l'azienda elvetica ha rinnovato la richiesta alla SECO per sei armi da tiratore scelto, 18 lanciagranate e 1020 bombe fumogene. Erano indirizzate ad una società neozelandese che assicurava di non esportarle senza il permesso delle autorità de suo paese.

Secondo la procura federale, le armi sono però comunque arrivate dalla Nuova Zelanda al Kazahstan e ciò dopo la modifica del certificato di esportazione, firmato dall'imprenditore svizzero. Per questo è stato accusato di infrazione alla LMB.

Nel dicembre del 2014 la procura gli aveva aveva inflitto una multa di 3000 franchi e stabilito il sequestro del presunto utile illegale per un ammontare di 30'000 franchi. Il produttore bernese ha fatto ricorso contro il decreto d'accusa e il caso è finito davanti al TPF.

In occasione dell'apertura della sentenza, il giudice oggi ha sottolineato che le indicazioni per l'esportazione delle armi sono state formulate in modo impreciso, rigettando la tesi della difesa secondo cui la SECO cambiava continuamente le regole.

Si è cercato di ribaltare la colpa sulla SECO, ha aggiunto. L'accusato sull'atto di esportazione ha però menzionato chiaramente la Nuova Zelanda come "luogo definitivo" della fornitura, malgrado in realtà avesse sempre saputo che le armi dovevano arrivare prima o poi in Kazahstan.

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SDA-ATS