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BELLINZONA - Il Tribunale penale federale di Bellinzona (TPF) ha assolto oggi quattro dei sette imputati nel cosiddetto processo Enel: sei italiani e un ticinese accusati dal pubblico ministero di aver riciclato in Ticino circa 21 milioni di franchi. Due sono stati condannati a pene detentive con la condizionale, rispettivamente di 17 e 14 mesi. Un altro imputato se l'è cavata con una pena pecuniaria.
Il procuratore federale Pierluigi Pasi aveva chiesto lo scorso 9 marzo per i sette pene da tre a 26 mesi di detenzione. Il tribunale presieduto dal giudice Giorgio Bomio ha però lasciato cadere diversi capi di imputazione.
I sette imputati - quattro ex dirigenti italiani di società del gruppo elettrico a partecipazione statale Enel, due loro mogli e un consulente bancario ticinese - erano accusati di aver riciclato in Ticino tra il 2001 e il 2003 denaro proveniente in particolare da bustarelle, pagate tra l'altro da grosse imprese come Siemens e Alstom. Le somme percepite sarebbero state riversate su conti intestati agli imputati, a fondazioni di famiglia, a società di Panama oppure a terzi, fra cui avvocati e fiduciari locali.
Il procuratore Pasi ha detto all'ATS che aspetta di vedere le motivazioni della sentenza prima di decidere se presentare ricorso. Egli si è detto tuttavia parzialmente soddisfatto delle condanne inflitte ai principali imputati.
L'inchiesta, aperta nel marzo del 2003, si era conclusa nel dicembre del 2005. All'apertura del processo di Bellinzona, il 22 febbraio, tutti gli imputati si erano dichiarati non colpevoli.

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SDA-ATS