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Il Tribunale penale federale (TPF) dà il suo via libera all'estradizione di una donna accusata di crimini di guerra in Bosnia-Erzegovina.

L'imputata, nata nel 1960 e arrestata il 20 settembre del 2016 a Neuchâtel, si era opposta alla richiesta durante l'interrogatorio condotto dal Ministero pubblico neocastellano, il giorno dopo il suo arresto.

La donna è sospettata di avere ucciso un ragazzo di 12 anni nel luglio 1992 - quando faceva parte dell'esercito bosniaco - nella regione di Srebrenica.

Lo scorso settembre, l'Ufficio federale di giustizia (UFG) aveva emesso un mandato d'arresto in vista dell'estradizione. La donna vive da più di vent'anni in Svizzera. Un mese più tardi, l'UFG aveva deciso di concedere l'estradizione.

La 56enne si era opposta a questa misura, affermando di non aver mai partecipato ad alcuna operazione militare e di non aver mai fatto parte dell'esercito bosniaco. Sostiene che l'estradizione è stata richiesta dalle autorità bosniache per motivi politici.

La sua consegna alla Bosnia-Erzegovina avrebbe lo scopo di farla intervenire in un procedimento nei confronti di un'altra persona. In una sentenza diffusa oggi, il TPF respinge le obiezioni della ricorrente. Non ci sono motivi per dubitare della veridicità degli elementi forniti dalla Bosnia-Erzegovina, indicano i giudici di Bellinzona. La donna ha deciso di non presentare un ricorso al Tribunale federale.

SDA-ATS

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