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Transocean: perdita di quasi 6 miliardi di dollari nel 2011

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 febbraio 2012 - 10:58
(Keystone-ATS)

Transocean ha chiuso il 2011 con una perdita di 5,73 miliardi di dollari (oltre 5 miliardi di franchi), contro l'utile di 961 milioni di dollari realizzato l'anno precedente. Sui conti della multinazionale con sede nel canton Zugo specializzata nelle piattaforme petrolifere hanno pesantemente inciso gli ammortamenti e gli accantonamenti operati nel quarto trimestre. La borsa ha comunque reagito bene.

Il 2011 è stato in rosso, a livello operativo, per 4,78 miliardi di dollari, mentre il giro d'affari è sceso da 9,47 a 9,14 miliardi. Per quanto riguarda i soli ultimi tre mesi dell'anno le vendite sono invece aumentate dell'8% rispetto allo stesso periodo del 2010, raggiungendo 2,42 miliardi. Il trimestre è terminato con una perdita netta di 6,12 miliardi, chiaramente superiore a quella di 799 milioni già subita nel periodo ottobre-dicembre 2010. Il risultato operativo Ebit è stato negativo per 5,81 miliardi (662 miliardi in rosso nel quarto trimestre 2010). Ha pesato un ammortamento dell'avviamento (goodwill) di 5,2 miliardi - già annunciato, sebbene non quantificato - per la sua unità di servizi di trivellazione su commessa (Contact Drilling Services), nonché un accantonamento di 1 miliardo in relazione ai possibili risarcimenti per i danni provocati dalla marea nera nel Golfo del Messico nell'aprile 2010. Transocean era proprietaria della "Deepwater Horizon", la piattaforma all'origine dell'inquinamento gestita dalla britannica Bp. La società di Zugo non ha pubblicato oggi alcuna previsione sull'esercizio in corso. Già nota è però la rinuncia al versamento del dividendo.

L'evoluzione del fatturato ha soddisfatto le attese degli analisti, anche se l'entità dell'ammortamento del goodwill ha spaventato taluni. Ciò nonostante il mercato ha mostrato fiducia: a Zurigo in mattinata il titolo Transocean guadagnava l'1%, in controtendenza rispetto all'andamento generale della borsa.

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