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Travail.Suisse: condizioni lavoro peggiorate, impiegati scontenti

Lo stress sul posto di lavoro è in crescita per gli impiegati. KEYSTONE/CHRISTIAN BEUTLER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 11 novembre 2019 - 10:52
(Keystone-ATS)

Impiegati insoddisfatti, preoccupati e stressati. L'allarme è lanciato da Travail.Suisse, secondo cui le condizioni sul posto di lavoro si sono deteriorate rispetto al passato.

L'organizzazione ha presentato oggi il proprio barometro annuale dedicato a questo argomento.

Per considerare la situazione al lavoro buona, sottolinea Travail.Suisse in un comunicato, devono essere rispettati alcuni criteri: protezione della salute, mantenimento della motivazione e garanzia di un certo grado di sicurezza. I valori emersi a questi tre livelli durante l'indagine sono peggiori in confronto agli scorsi anni.

Il 42,3% degli impiegati, percentuale in crescita di 2,3 punti, si ritiene stressato. L'esaurimento emotivo è una realtà per il 13,2%. "La pressione esercitata sui dipendenti è sempre maggiore e i carichi psico-sociali sono in aumento", spiega, citato nella nota, Gabriel Fischer, responsabile della politica economica in seno all'organizzazione dei lavoratori.

Malgrado ciò, logorio e tensione al lavoro non sono monitorati regolarmente dalla politica, prosegue l'esperto in materia. L'ultimo studio sul tema risale a dieci anni fa.

La confederazione sindacale punta anche il dito contro gli orari flessibili. Si tratta di un fenomeno che rende più difficile conciliare vita privata e professionale, avverte Fischer.

Il presidente di Travail.Suisse Adrian Wüthrich esige dal canto suo che la liberalizzazione delle leggi sul lavoro sia fermata e che le aziende migliorino la possibilità di programmare i turni.

Capitolo stipendi, oggi circa un impiegato su otto (12,4%) pensa che la sua busta paga non sia adeguata. Tale tasso era del 9,4% tre anni fa. In merito a questa insoddisfazione evidenziata dal barometro, il sindacato ricorda la propria rivendicazione: un rialzo generale dei salari nell'ordine del 2% per il 2020.

Allo stesso tempo, i lavoratori, a causa dell'evoluzione congiunturale e della svolta digitale, sono sempre più sulle spine per il proprio posto. La quota di chi teme di essere lasciato a casa è salita di 3,1 punti al 17,4%.

Infine, la maggior parte dei dipendenti non si sente abbastanza sostenuta dal proprio datore di lavoro alla voce formazione continua. Stando all'indagine, un interrogato su tre non l'ha seguita l'anno scorso. I motivi di ciò sono anche finanziari o legati alla mancanza di tempo.

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